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Quando siamo agitati, diventa corto e irregolare.
Quando siamo sereni, diventa profondo, ritmico e naturale.
Collega interno ed esterno.
Accoglie, riconosce, trasforma e restituisce.
È un ponte tra opposti, è dinamismo, divenire. Per questo consente ed è vita.
Respiriamo circa ventimila volte al giorno. E quasi sempre non vi portiamo attenzione. Eppure il respiro è l’atto più fondamentale della nostra vita. Senza cibo possiamo resistere settimane. Senza acqua pochi giorni. Senza respiro, pochi minuti.

Nelle tradizioni dello yoga la forza che consente la vita è chiamata Prāṇa e si manifesta, prima di tutto, attraverso il respiro. Non è solo una conseguenza: è anche una causa.
Modificando il modo in cui respiriamo, e diventandone consapevoli, possiamo influenzare il sistema nervoso, la frequenza cardiaca, la tensione muscolare, la circolazione venosa e linfatica e perfino la qualità dei nostri pensieri e calmare la mente, ridurre lo stress, aumentare la concentrazione.

Nello yoga esiste una disciplina specifica chiamata Prāṇāyāma che e l’arte di osservare, accogliere, partecipare all’atto del respiro.

Il respiro è un ponte.
Collega corpo e mente, vita ed assenza di vita, ciò che facciamo a ciò che sentiamo.

In un mondo che corre così tanto da togliere il respiro, imparare e tornare a respirare può diventare un gesto che salva.

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