La pratica di Āsāna può diventare un potente mezzo di decondizionamento, se viene guidata e vissuta non come ginnastica, ma come esperienza di coscienza. Non è la forma esteriore che libera.
È il modo in cui la si abita. Siamo sempre li, tutto è questione di coscienza.
Nel corpo si depositano: abitudini posturali, automatismi muscolari, risposte emotive trattenute, schemi respiratori errati, memorie di trauma o difesa.
Come Āsāna decondiziona?
Rompe lo schema abituale
Entrare in una posizione non quotidiana (per esempio Eka Pada Rajakapotasana) invita il sistema nervoso a uscire dal “pilota automatico”. Quando il corpo non può reagire con il solito schema, emerge consapevolezza.
Porta luce nelle zone “mute”
Molte donne, ad esempio, non sentono: glutei, interno cosce, pavimento pelvico. Molti uomini non dialogano con la loro colonna vertebrale.
L’Āsāna crea contatto. E ciò che viene sentito può trasformarsi.
Modifica il rapporto con lo sforzo
Molti condizionamenti sono legati a: trattenere il respiro, irrigidirsi sotto sforzo, stringere, contrarre per controllare
Se per esempio in Utkatasana impariamo a respirare e non a stringere, stiamo cambiando un modello profondo che vedrà un rispecchiarsi nella vita pratica ordinaria.
Il punto chiave: la respirazione
Il vero decondizionamento avviene quando: il sistema simpatico si calma, l’espirazione si allunga
il corpo non reagisce più in difesa di non si sa bene cosa.
Senza respiro consapevole, l’Āsāna potrebbe addirittura rinforzare il condizionamento. Con il respiro, lo scioglie sicuramente.
Il decondizionamento femminile
Molte donne portano nel bacino tensione cronica, vergogna corporea, disconnessione dall’interno cosce, glutei inibiti. Le asana lente, mantenute, respirate, diventano:
riappropriazione
riattivazione
riorganizzazione del centro
riconquista di se e della propria femminilità archetipica.
Non è solo tonificazione. È ricostruzione della percezione.
Quando l’asana non decondiziona?
Quando diventa: performance, ricerca della forma estetica, competizione, rigidità. In quel caso crea un nuovo condizionamento. Il corpo diventa una struttura di adattamenti inconsapevoli.
Le Āsāna, se praticate con presenza, interrompono questi automatismi.
Āsāna dunque è eccellente per la salute del corpo fisico ma è soprattutto strumento di decondizionamento delle abitudini posturali, emotive e volitive.
Un praticante rigido nel corpo corrisponde quasi certamente, per reciprocità, una tendenza “caratteriale” rigida. Perché il corpo è lo specchio dell’anima.
La pratica Yoga, libera ed è alleggerisce il corpo fisico ma fa altrettanto con la sfera psichica.
Una pratica che conduce ad una corretta fisiologia posturale conduce ad un senso di sano benessere e ad una sua realtà pratica.
