
Lo Yoga è un cammino, un percorso la cui meta è unicamente l’evoluzione della Coscienza umana. Potremmo non aggiungere altro ma per molti lettori sarebbe troppo poco. La Coscienza umana non è mai compiuta in se stessa. Tutti possiamo renderci conto che il nostro sguardo sulla vita può avvenire a diversi livelli e da diverse prospettive e può mutare. Non siamo oggi quello che eravamo 3 o 10 anni fa. Sicuramente il nostro sguardo sugli eventi, sulle situazioni, le persone, su noi stessi, ha avuto degli avanzamenti, dei mutamenti; movimenti che possono avvenire perché qualcosa in noi, vive, elabora, impara, risponde. La nostra Coscienza.
Lo Yoga ci accompagna in questo percorso di crescita semplicemente fornendoci degli strumenti per compierlo con la presenza di un IO sempre più cosciente. Si vive bene anche senza; i modi per crescere, la vita ce li offre. Ma lo Yoga fornisce uno strumento rodato che funziona.
Si tratta in realtà di più di strumenti che possiamo sintetizzare nell’approccio agli altri ed a se stessi, nella specifica disciplina fisica di Asana – che un po’ chiunque bene o male conosce- nelle tecniche di respirazione consapevole, negli esercizi per l’indagine del piano mentale, fino all’incontro con lo strumento principe dello Yoga che è la Meditazione.
Su questo percorso, con tale cammino, si aiuta l’anima dell’Uomo a farsi ponte consapevole tra Terra e Cielo così da raggiungere il piano Spirituale in piena Coscienza.
Il sistema non è cosa dei tempi moderni. Lo Yoga accompagna l’umanità da millenni. Tuttavia non ha avuto nelle diverse Epoche lo stesso significato e gli stessi effetti sull’anima umana, perché l’uomo sia da un punto di vista fisico/fisiologico che animico/spirituale è cambiato nel corso dei millenni.
E diversi sono stati i luoghi della Terra ove è apparso come diverse erano (e sono) le condizioni di coscienza, di vita, di forma e di cultura.
Non è negabile che nel corso dell’evoluzione, la coscienza umana si è trasformata e continua a farlo e che mutato è anche il rapporto dell’individuo con il corpo fisico, con il mondo sensibile, con la propria interiorità e con il mondo sovra-sensibile.
Nelle epoche più antiche, l’umanità aveva un legame più aperto, più diretto ed immediato con il mondo spirituale e la percezione di questo piano non era compressa nella e dalla esperienza materiale come accade per noi. Ciò che a noi uomini di oggi appare come una realtà solida, tangibile, dimostrabile, misurabile – che è il mondo della materia -, in epoche antiche era avvertito come qualcosa che velava l’essenza di un mondo sopra la realtà sensibile.
Quante volte avete sentito parlare di Maya che non significa illusione ma apparenza che nasconde, la realtà. Di che realtà si tratta? Del mondo delle cause, degli archetipi, delle idee, dei semi che originano nel mondo spirituale e si manifestano in quello materiale.
Al tempo dello Yoga paleo Indiano (circa 10.000 anni fa) la conoscenza spirituale era appannaggio di Maestri, i Santi Rishi (Maestri Spirituali di grado elevatissimo) e non era frutto di sforzo conoscitivo, come ora per noi, ma era un collegamento diretto col mondo dello spirito. Una chiaro-veggenza naturale.
Tuttavia il cammino di evoluzione umana volto alla conquista di una coscienza libera, non poteva fermarsi li e richiedeva un sacrificio che sembra incredibile: la perdita di quella visione immediata del mondo sovra sensibile. Una vera e propria uscita da un grembo protetto, una caduta. Quella che vive nel simbolo di Adamo ed Eva.
Questa caduta ha consentito un progressivo emergere dell’Io umano come auto coscienza libera, frattale della scintilla divina. Uscendo dal grembo divino la Coscienza Umana è potuta diventare progressivamente sempre più individuale e dunque più libera. Ed il fenomeno è ancora in atto.
Dunque, ciò che che un tempo era dono – la visione del mondo delle spirito, degli archetipi, delle cause – in questa nostra epoca richiede volontà e può essere solo il frutto di una scelta libera.
In questo passaggio si comprende anche il senso della nascita e del notevole sviluppo che ha avuto ed ha ancora: la scienza moderna come indagine oggettiva della materia.
Indagine che non rappresenta affatto una deviazione dallo spirito, ma una fase necessaria.
L’uomo grazie ad essa ha infatti la possibilità di ‘smontare’ fino alle sue parti più piccole la materia e ‘rimontarla’ imparando così a conoscere il Logos generativo che è dietro il mondo materiale.
Così, compenetrando la materia (smontandola), l’Io umano, può prendere coscienza che la materia stessa non è un frutto casuale, ma una forma di manifestazione di un pensiero logico, superiormente intelligente e creativo/creatore.
Così, la via della rigorosa conoscenza scientifica (del nostro tempo) è un necessario percorso di preparazione ad un pensare logico (e poi vivente) che diverrà capace di riconoscere nello stesso atto del conoscere la forza creatrice originaria del fenomeno che osserva.
In questa prospettiva, lo Yoga non può più rappresentare ciò che rappresentava nei tempi vedici.
Non può essere ricerca di una chiaroveggenza naturale o addirittura ricerca di una effusione estatica nello spirito.
Se si vuole percorrere la Via dello Yoga in chiave moderna il cammino va fatto nell’ottica sopra indicata ovvero come un cammino di evoluzione della coscienza.
L’unione (yuj) allora non parte da una nostalgia di un’origine perduta a cui tornare per stanchezza di una vita complessa, ma conquista cosciente del piano divino nei suoi molteplici livelli in una attitudine interiore di scelta e completa libertà.
