Lo Yoga non si fa, lo Yoga è.
Mi viene spesso chiesto “che yoga faccio” ed a quella domanda so che la risposta che vorrebbero ascoltare è: quale “yoga da tappetino”; un esercizio fisico insomma.
Peraltro come se rispondendo che so…: “karma yoga” o  “kundalini yoga”, i miei interlocutori sapessero di cosa parlo (almeno la maggior parte di essi…).
E’ un chiacchiericcio da bar.
Questo conferma però il grande fraintendimento nel comune sentire riguardo allo Yoga.

Far tornare la nostra vita nelle nostre mani.
La vita dell’essere umano in tutti i suoi aspetti, può essere vissuta yogicamente ed il corpo fisico usato come strumento a sua disposizione per aiutarlo a realizzare Se stesso.
E’ innegabile che senza il nostro corpo fisico, la vita non sarebbe possibile. Esso è condizione necessaria alla nostra esistenza in vita. Ma non sufficiente.

E no perché noi, non siamo il nostro corpo fisico (quello che si vede tanto per capirci), noi siamo “quella cosa” che usa quel corpo per fare esperienza di vita su questa Terra. E quella “cosa” ha bisogno imprescindibilmente di un corpo, un po’ come il motore dell’automobile ha bisogno della sua scocca. Anche se poi quell’automobile avrà bisogno di un guidatore…
Dunque per esistere sulla Terra abbiamo bisogno, come minimo, di un corpo fisico e poi di un “corpo motore” e di un “corpo guidatore”. Concetti che riprenderemo.

Diventare consapevoli spettatori e consapevoli attori della nostra vita.
Come dire: confusione mentale prima; sano pensare dopo…
La nostra vita è gestita in ogni suo istante da pensieri. La scienza fa un gran studiare del cervello e dei suoi compiti ed anche l’uomo della strada vede che la sua vita è governata da pensieri. Non può fare nulla se prima non lo ha pensato. Ed in ogni istante i nostri processi cognitivi danno vita a centinaia di pensieri contemporaneamente, spesso però, a nostra totale inconsapevolezza.
Ed è questo meccanismo che complica la nostra vita alla infinita potenza, perché l’accavallarsi indisciplinato e nascosto di centinaia di pensieri al minuto sottende in noi un continuo affanno ed alimenta la convinzione che la vita sia una dura lotta in un campo di battaglia da dove si esce solo vincitori o solo vinti.

Solo vincitori.
No, non è lo slogan di un facilitatore new age intento a farci credere che siamo tutti belli, sani, ricchi e famosi.

Lo Yoga non è una religione e non è una filosofia. Lo Yoga è una soteriologia, ovvero: una via di salvezza. Esso è uno dei 6 sistemi, detti in sanscrito “darśana ” attraverso i quali si può” vedere”. Vedere da un “punto di vista” che si apre a 360°. Sappiamo bene che una realtà non è mai il risultato di una unica osservazione, ma che una osservazione a 360° e sferica è l’unica che può farci avvicinare all’essenza delle cose. Lo Yoga propone un modo, un percorso, per posizionarci a guardare la vita a 360° sferici, donandoci, per così dire, occhi sempre più evoluti che sappiano osservare la vita oggettivamente o per meglio dire, con equanimità.

Se parlassimo con un indiano antico, diciamo vivente una decina di millenni orsono, senza dubbio ci parlerebbe di una “via di salvezza” dalla condizione di intrinseca sofferenza dell’essere umano sulla Terra. E ci racconterebbe della sua ricerca verso la “liberazione”. Liberazione appunto dalla intrinseca sofferenza umana risultante dalla chiara separazione tra umano e divino.
Ed avrebbe ragione. Ragione relativamente al suo tempo. La liberazione di quell’uomo era il ritorno in seno alla “madre” come un bambino che smarrito nel bosco, ritorni nelle braccia della sua genitrice. Salvezza, non c’è ombra di dubbio e liberazione, liberazione dai pericoli del bosco pur riconoscendo che non solo quelli il bosco offriva ma anche piccoli tesori nascosti, non sufficienti però a far smettere di desiderare il ritorno in braccia sicure.
L’uomo attuale non è però lo stesso di dieci mila anni fa. Il suo stato di coscienza è profondamente cambiato.

Non percepisce più il divino così chiaramente, anzi spesso persino lo nega. E mentre il suo lontano nonno di migliaia di anni fa, sino all’epoca greco-romana, sapeva esattamente che l’unica strada era il ritorno, l’uomo datato duemila anni ne è meno sicuro.
Lo Yoga nasce dunque come una via di salvezza (una delle 6) dalla sofferenza terrestre ma nel tempo si trasforma in una via di integrazione e di libero incontro con la parte superiore dell’uomo stesso, quella parte che va oltre la manifestazione del suo corpo fisico, del suo corpo motore e del suo corpo guidatore.

L’uomo attuale non cerca alcuna liberazione. L’uomo attuale cerca la strada per la realizzazione del progetto che c’è dietro di lui. Lo stesso che c’era nell’uomo millenario paleo-indiano e suoi discendenti, ma che a sua differenza ora ha la possibilità di incontrare con la libertà in Terra e non con un dimesso ritorno alla casa paterna.

Ed è in questo contesto di Libertà che l’Uomo può essere solo un “vincitore” poiché ora la sua vita ha l’opportunità di essere vissuta fuori da uno stato naturale controllato da un “padre osservatore ed interventista (dio)”. Uno stato di figlio controllato e protetto dal genitore.
L’uomo attuale ha la possibilità della completa determinazione delle sue azioni e dunque della sua biografia ed il suo “ritorno all’origine” ora esce dallo stato di necessità e diventa atto di Libera Volontà.

La Via dello Yoga. Un percorso di libertà.
E’ questa la chiave che l’uomo moderno deve cercare nello Yoga. Non nirvana, non liberazione ma consapevolezza di Se. Lo Yoga offre una serie di strumenti per farlo e lo “yoga da tappetino” è solo uno di essi.

Christina