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Le Āsana o posizioni yogiche non sono altro che uno degli aspetti dello Yoga ma per l’occidentale sedentario rappresentano una pratica importantissima dalla quale ricevere immediati tangibili effetti propedeutici alle altre forme di Yoga.
Mentre la ginnastica svedese e le discipline agonistiche sono fondate sulla mera azione esteriore che sviluppa soprattutto la muscolatura somatica, le āsana agiscono profondamente nell’universo interiore dell’uomo, sia sul piano fisico (visceri, ghiandole endocrine, cervello, sistema nervoso volontario e vegetativo) sia sul piano mentale apportando calma, serenità, dinamismo, gioia controllo delle emozioni e dei pensieri..
Esse donano al corpo una scioltezza ineguagliabile, una resistenza straordinaria senza ingenerare alcuna fatica ma costituiscono contemporaneamente un importantissimo esercizio di concentrazione[1].

Lo Yoga è una disciplina psico-fisica che utilizza delle metodiche specificamente psichiche ma le fa accompagnare da applicazioni pratiche nel corpo

Patanjali parla di Asana soltanto in 3 sutra. perché il corpo fisico è talmente intelligente (governato dal divino) che l’anima non scoccia non il corpo fisico avrà poche ripercussioni. Obiettivo del testo dunque la catarsi ed il governo dell’anima o  psiche che si manifesta nell pensare, del sentire e nelle azioni.

La pratica di āsana per Patanjali è una posizione stabile e comoda.

Dagli Yoga Sutra di Patanjali

Sthira Sukham Asanam – II.46
Prayatna Shaithilya Ananta Samapattibhyam – II.47
Tato dvandvah anabhighatah – II.48

Quando dunque Patanjali parla di āsana, è importante dirlo, non parla di Hata Yoga.

Āsana come terzo anga (passo o ramo) è solo una attitudine del corpo su cui costruire la tecnica psicologica che verrà esposta negli Yoga sutra ai successivi anga.

[1] André Van Lysebeth – tratto da “Imparo lo Yoga

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