Insieme con il mio Yoga, scorre nella mia vita l’Antroposofia, vie di Conoscenza.
Esiste strumento migliore della conoscenza per giungere sempre più vicini alla verità?
Più conosciamo e più possiamo amare ma ciò è possibile solo se abbiamo una forma di devozione per la grandezza del Cosmo, della terra, dell’Uomo. Riconoscimento per ciò che è più grande di noi.
La conoscenza è tanto per cominciare la scoperta di punti di vista diversi dal nostro. E’ l’accogliere l’elaborazione delle cose fatta da qualcun altro. E’ la possibilità di mettere insieme i vari punti di vista e tirare dei fili di unione.
Le vie di indagine dell’Uomo insegnano però che per conoscere è necessario porsi davanti al conoscibile, liberi da condizionamenti.
I nostri condizionamenti iniziano già dal pre-natale, dalle abitudini di nostra madre, da ciò che mangerà, dal suo umore e dalle sue relazioni.
Il nostro primo respiro sarà poi il nostro primo condizionamento fuori dal ventre materno. Dove avverrà? Ospedale, casa, luogo di fortuna?
E dalle mani di chi verrà toccato per la prima volta il nostro corpo? E come sarà questo tocco? Che odori sentiremo, che temperatura, che colori, che suoni percepiremo?
Tutto questo è solo l’inizio dell’imprinting dell’esterno su di noi.
Dopo arriveranno i condizionamenti portati dalla nostra mamma, del papà, i nonni, le maestre, gli amichetti, i giochi.
Tutto si muove dentro una rete, una intricata maglia di rapporti dei quali nessuno conosce l’inizio, eppure questa rete determina la nostra vita, le nostre scelte in maniera importante.
O almeno lo fa fino a che non ce ne accorgiamo.
A tutti capita di sentire un senso di inadeguatezza, di incompiutezza, di smarrimento. Un bel giorno dicamo basta. Questo basta è la molla che ci spinge nella ricerca dell’origine di questi sentimenti.
Se abbiamo la “fortuna” di incontrare una via che possa condurci a capire questi meccanismi, potremmo aver incontrato lo Yoga o l’Antroposofia, ma anche la loro sorella minore, la Psicoanalisi che ci aiuta ad entrare nelle reazioni del nostro vissuto con un osservatore esterno che esamina come la nostra psiche (anima) si comporta di fronte a ciò che accade.
Ciascuno di noi percepisce ciò che accade in maniera esclusiva.
Da cosa dipende? Dai nostri filtri colorati.
Come cercare di ottenere una visione oggettiva delle cose? Andando a rimuovere i filtri.
Questo fa lo psicologo, rimuove i filtri per noi, guarda la nostra vita senza gli occhi dei nostri condizionamenti.
Lui analizza – per noi – quanto accaduto e con il distacco di un osservatore imparziale e la conoscenza dei meccanismi del mentale, riesce a trovare il senso di quanto ci accade, di come agiamo, dei nostri sentimenti e pensieri e ci mette nella condizione di apportare correttivi.
Lo Yoga e l’Antroposofia fanno lo stesso ma aiutano a fare il percorso sulle proprie gambe.
