Il lavoro sul respiro

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Si può dire che la nostra vita sulla Terra comincia dopo che il bambino si è veramente inserito nell’ordine cosmico del piano fisico, e cioè quando comincia a respirare l’aria esterna.
Prima eravamo un tutt’uno con la madre archetipica della Terra Cosmica e con la nostra madre fisica, eravamo immersi dentro di loro senza percepire corpo, respiro, pensieri.
Alla nascita ci troviamo improvvisamente in contatto con un corpo nostro.
Uscendo dal grembo materno perdiamo completamente l’avvolgimento che ci proteggeva e ci sentiamo persi. Si attivano le percezioni sensoriali che prima erano solo accennate, il contatto improvviso tra noi e chi ci tocca, la percezione visiva della luce improvvisa anche violenta; ma soprattutto l’espiro che libera i polmoni con il primo vagito e saluta per sempre la vita embrionale e l’inspiro con il passaggio dell’aria nelle narici, il tonfo nei polmoni e subito dopo il taglio del cordone che interrompe bruscamente la respirazione simbiotica con la madre e costringe all’incontro con la vita terrestre. Il bambino deve respirare da solo. E’ solo.

Un vortice emotivo pazzesco che inizia col primo atto respiratorio.
Il momento del primo vagito e tutte le emozioni vissute è inscindibile dunque dal respiro. Sono due momenti indissolubilmente collegati.
Lo sconvolgimento fisiologico che si mette in moto alla nascita è paragonato a quello di un adulto in preda al panico ed all’angoscia. La misura dell’angoscia esistenziale dell’uomo parte tutta da come è stato vissuto questo momento tanto importante della vita umana e sedimenta i primi strati del nostro inconscio.

Il lavoro sul respiro che possiamo fare coscientemente è un ritorno al nostro primo respiro ed il modo che abbiamo di respirare è direttamente collegato a quei primi attimi della nostra dimensione terrestre.
Come la nascita è un intenso inspiro e la morte è un intenso espiro, ogni inizio ed ogni fine di ciò che faremo sarà influenzato dal nostro primo respiro, morire alla vita embrionale, nascere alla vita terrestre.
L’intera vita è un alternarsi della pulsazione di questi due opposti.
Affermazione-negazione, inizio-fine, nascita-morte, accettazione-rifiuto.
Ha-Ta, -> Sole-Luna
Inspiro ed espiro sono una forma archetipica dove l’uno contiene ed origina l’altro. Sempre.

Osservare il nostro respiro è una chiave per conoscere noi stessi ed anche il nostro lato inconscio. Dentro il respiro si nasconde la nostra vita dal primo istante.
Osservare il modo in cui respiriamo ci fa capire cosa accade dentro di noi ed in che misura accettiamo lo scambio con l’esterno, come quel momento iniziale di incontro con l’esterno che è stato il primo inspiro, ha forgiato il nostro imprinting.
Da quel momento in poi ad ogni atto inspiratorio un po’ degli altri entra in noi ed un po’ di noi entra negli altri.
Pensiamo ad un bacio e capiremo cosa significhi dire che il respiro dell’altro entra in noi e quindi l’altro entra in noi.
Ciò che accade al nostro respiro ci da dunque una importante chiave per capire il nostro stato mentale e psichico. Pensiamo ai momenti di collera, paura, o ansia, il respiro è corto ed affannoso. Pensiamo invece alle situazioni di rilassamento, gioia, pace, serenità, il respiro è lungo e lento. Ricordiamo le situazioni di alta concentrazione il respiro è piccolissimo, quasi impercettibile come se non dovesse disturbare il nostro operato, sostiene la concentrazione.

Lo stato psichico influenza potentemente il respiro ma è vero anche il contrario cioè: che il respiro influenza lo stato psichico. L’interrelazione è certamente a doppio senso.
Però, mentre agire sullo psichico non è alla portata di tutti, agire sulla respirazione è certamente più semplice.
Ed allora ove lo stato psichico sia alterato, per ragioni contingenti, inconsce o ataviche, il lavoro sul respiro aiuta a ritrovare armonia psichica e quindi mentale.
Attraverso il respiro possiamo regolare qualsiasi cosa nella nostra vita.

“Quando il respiro è agitato, la mente è instabile, ma quando si acquieta, anche la mente è in pace”
S. Sivananda