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qui c’è il I passo della nostra Via:
i controlli verso gli altri

Siccome non siamo capaci di raggiungere naturalmente lo stato di coscienza del Samadhi, Maharishi Patanjali ha pensato bene di farci partire dalle cose più alla nostra portata. Dei semplici “controlli”. 

Spesso trascurati perché considerati “cose che sappiamo tutti” sono in realtà la chiave per il controllo delle rappresentazioni provenienti dalle percezioni sensoriali, quel controllo che sarà fondamentale nel processo di raggiungimento dello stato di Yoga che altro non è che il togliere il garbuglio dei pensieri ordinari dalla mente.

Essendo i pensieri sempre collegati ad una percezione sensoriale, è ovvio che se la percezione sensoriale è consapevole e governata, sono governati anche i pensieri che ne derivano. 

Non soffermarsi su questo aspetto equivale a praticare uno Yoga che non porterà mai allo stato di Yoga.Mi piace molto chiamarli controlli e meno osservanze ed astinenze perché “controllo” rende molto bene l’idea di un lavoro attivo, consapevole. Parlare di osservanze ed astinenze invece fa scivolare molto facilmente verso il dogma che è l’esatto contrario di un pensiero consapevole e logico e quindi l’esatto contrario dello Yoga.

Sono in tutto dieci. 

Questi controlli verranno realizzati grazie a dei veri e propri esercizi.

Yama[1]  I controlli verso gli altri sono: Ahimsa, Satya, Asteya, Brahmacharya, Aparigraha.
Niyama – I controlli verso sé stessi sono: Saucha, Samtosa, Tapas, Svadhyaya, Isvara Pranidhana


[1] Yam significa “controllare, frenare”; l’idea di mettere sotto controllo.