i Klesa

La filosofia dei Klesa costituisce un’analisi delle cause sottese alla miseria e sofferenza umana e del modo in cui tali cause possano venire efficacemente rimosse.
Non è possibile per chiunque sia assorbito nella vita mondana o si trovi completamente sotto l’influenza dei Klesa, immergersi subito in una approfondita pratica di crescita personale come lo Yoga.

Patanjali, l’unico codificatore dello Yoga in tutti i suoi aspetti, offre nei suoi Yoga Sutra un percorso. Una parte di esso è la necessaria conoscenza dei testi (Sastra), in primo luogo potremmo dire proprio gli yoga-sutra.
Il senso del percorso è quello di osservare le manifestazioni illusorie del proprio ego e, visto l’argomento di questo articolo, anche di tutti i Klesa a cascata collegati all‘ego ipertrofico che è la malattia vera dell’uomo moderno che lo spinge ad avere come sua unica finalità: ricchezza, potere e fama.
Ogni percorso di crescita personale, individuale e dunque spirituale e lo yoga è uno dei più validi, necessita di un più o meno lungo periodo preparatorio in cui l’individuo assimila gradualmente il senso evolutivo del percorso stesso. Lo yoga sia nella parte filosofica che in quella pratica misura le proprie forze di partenza e predispone alla necessaria auto disciplina, per dare ad esse una direzione evolutiva e liberarle da una vita che pare avere senso solo se corredata da ricchezza, potere e fama.
I “social media” lavorano molto bene sull’aspetto della “fama” dando a tutti con l’esca dei “like” e della popolarità legata ai “followers” l’impressione a chiunque di poterla avere. E sempre con i social, si riesce a gratificare anche l’aspetto del potere. Per esempio il fenomeno degli influencer che manipolano gusti, sentimenti, opinioni, interessi di centinaia ed anche migliaia e centinaia di migliaia di seguaci. Questa è una assoluta forma di potere.

Patanjali definisce questa fase di auto disciplina, Krya Yoga (III, 1) ed è lo yoga preliminare, costituito da: 
Svadhyaya studio di sè, e studio dei testi 
Isvara-pranidhana – devozione a ciò che sta oltre il visibile, allo Spirito, all’essenza delle cose.
Tapas – agire disciplinato originato da un sano processo di pensiero e di sentimento

Tale auto disciplina preparatoria all’incontro con il vero IO è triplice, in corrispondenza con la triplice natura dell’essere umano
Corpo – volontà – azioni Tapas
Anima – sentimento Isvara-pranidhana
Spirito – pensiero Svadhyaya
e con la Trinità da cui l’essere umano origina.

Svadhyaya si riferisce alle funzioni e forze del pensare
Isvara-pranidhana si riferisce alle manifestazioni del sentire
Tapas si riferisce alle manifestazioni della sua volontà e dunque delle azioni
Il Krya-yoga produce quell’evoluzione completa ed equilibrata dell’individualità e questo è necessario per raggiungere qualsiasi obiettivo.

La grande illusione della vita come ottenimento di ricchezza, fama e potere è l’inevitabile conseguenza della miseria e della sofferenza che invece nella verità e nel silenzio dei riflettori più o meno grandi, vive chi si trovi sotto il loro incantesimo.
l Klesa sono in mutua relazione.

Avidya

Avidya – ignoranza è il primo o il fondamento o la radice degli altri quattro.
Avidya, secondo Patanjali, è la mancanza di consapevolezza della nostra vera natura spirituale e l’incapacità di distinguere tra il Sé eterno, causa prima del mondo manifesto, senza origine e senza fine ed il non-sé non-eterno e quindi con nascita e morte e generatore di dolore.
Potremmo dire la concezione “materialistica della realtà“, ove tutto è solo materia e carne e la cui origine è pure frutto del caso.
Ovvio che tale concezione si riferisca anche alla conoscenza acquisita mediante studio, l’intelletto, il passaggio che avviene dall’informazione a conoscenza per giungere alla consapevolezza sia del manifesto che dell’immanifesto. Non è possibile entrare nella comprensione della nostra vera natura spirituale senza un instancabile lavoro di conoscenza e dunque di forze del pensare.

Asmita

Asmita, rappresenta l’illusione di chi siamo. Asmita è l’ego che è il riflesso, l’immagine distorta dell’IO SONO che rappresenta invece la pura consapevolezza.
IO SONO è quel Tizio che sta dietro ad ogni nostro agire sulla terra e la cui voce, per via delle forze dell’ostacolo, è così lontana che quanto ci comunica arriva a noi in maniera così distorta da non sentire quasi più nulla del suo messaggio originario. Ma Lui c’è sempre, bisogna solo togliere i veli che lo nascondono. Veli stesi dalle illusioni dell’ego che dopo le parole “io sono” aggiunge sempre qualcosa che gli fa credere di essere quel qualcosa.
Avete notato che quasi sempre le persone si presentano dicendo: “Io sono Mario e sono un architetto, sono padre e sono italiano…“. Ecco, questo è Asmita, l’illusione del ruolo, del personaggio, della maschera. La domanda allora è: dietro ad un ruolo, un personaggio e dietro ad un nome in realtà chi c’è? C’è un Nucleo Spirituale che non ha origine e non avrà fine, che vive al di la della forma, dei nomi, delle categorie.
E che è pura coscienza, Io Sono, Logos.

“Io sono la Luce, e voi non mi vedete.
Io sono la Via, e voi non mi seguite.
Io sono la Verità, e voi non mi credete.
Io sono la Vita, e voi non mi cercate.
Se siete infelici, non rimproveratelo a Me”.

Anonimo

E Iddio disse a Mosè:

Così dirai ai figlioli d’Israele:
«Colui che si chiama IO SONO mi ha mandato da voi».
Esodo, cap. 3, versetto 14

Quando la pura coscienza dell’Io sono si lascia impigliare nella materia, nella personalità automatica e perde la coscienza e la conoscenza della sua vera natura, il puro “ io sono” si muta in “io sono questo”. Ed è lì che nasce l’errore e con esso il dolore.
Noi non siamo la parola che c’è dopo “l’io sono….”.
Noi siamo un IO, un Nucleo Spirituale che viene a fare esperienza in un corpo fisico per elevare il suo grado di consapevolezza spirituale. Ogni aggettivo che mettiamo dopo la frase Io sono, limita l’incommensurabilità di quel Nucleo Spirituale e l’identificazione con quell’aggettivo è la causa di infinite afflizioni.
Come vediamo torna Avidya, l’ignoranza. Non conoscere, ignorare chi siamo e non cercare gli strumenti per scoprirlo ci lascia nell’ignoranza delle nostre potenzialità spirituali e questo è necessariamente fonte di dolore perché tutti noi sappiamo di non essere un impiegato, un giornalista, un carrozziere, un musicista. Noi siamo l’Io sono, la parola che c’è dopo è solo una delle nostre abilità e delle vesti scelte per fare esperienza sulla terra.

Raga e Dvesa

Da Asmita, ove abbiamo dimenticato l’Io Sono, nasce l’involuzione della coscienza e questo produce le attrazioni – brame, desideri, impulsi, stimoli – che accompagnano il piacere: Raga. 
Da Raga, inevitabilmente nasce Dvesa: le repulsioni.
E da entrambe dunque il dolore.
Dato che Raga e Dvesa costituiscono una coppia di opposti, non è possibile trascenderne una senza avere effetti sull’altra.
Le attrazioni e le repulsioni che ci legano ad innumerevoli persone o cose, condizionano la nostra vita rendendoci esseri sempre meno liberi.
Quindi attenzione a tutto ciò che tenta di manipolare i nostri desideri, le nostre paure, i nostri istinti. Dietro a questi intenti ci sono delle forze potentissime che hanno come obiettivo quello di ridurre sempre più nell’uomo la consapevolezza della sua origine divina e quella della sua azione sulla terra come messo dello Spirito.

Abhinivesa

L’ultimo derivato di Avidya è Abhinivesa. Il forte attaccamento alla vita, la paura della morte del corpo fisico. Paura che deriva dallo scintillio del materialismo che induce a credere che la vita sia una sola e che prima e dopo non esista nulla. Credenza che scatena necessariamente i più grandi egoismi e la più grande competitività, necessari all’accaparramento di beni materiali e con essi di fama e potere.
Abhinivesa è anche la causa dell’aberrazione della scienza medica che ha trasformato gli esseri umani in macchine ove una malattia diventa uguale per tutti quelli che ne sono portatori e quindi la cura diventa la stessa – protocolli di cura – per tutti coloro che hanno la “stessa patologia”, ove esiste l’accanimento terapeutico e la ricerca dell’eterna giovinezza che trasforma i corpi in moderni Frankenstein. Ove è scomparsa la figura del medico generico ed ha lasciato posto allo specialista che non mette più in relazione la malattia di un organo con il resto dell’organismo e con il suo portatore, con la sua personalità, con i suoi vissuti, la sua storia.
Anche questo è Abhinivesa
Da tutto questo emerge che Avidya genera una catena di cause ed effetti che è sempre dietro ogni afflizione ed è la radice di tuti i Klesa e culmina con l’involuzione della coscienza nella materia.

Attenuare i Klesa è possibile solo grazie ad uno strenuo lavoro sulle qualità dell’anima che sono il Pensare, il sentire ed il volere.
Lo abbiamo chiamato Krya yoga. Queste tre facoltà potranno illuminare le azioni svolte da klesa ed il modo in cui permeano l’intero essere, impedendo così la pace mentale ed il ritorno libero allo spirito.