Āsana

Le Āsana o posizioni yogiche non sono altro che un aspetto dello Yoga ma per l’occidentale sedentario rappresentano una pratica importantissima dalla quale ricevere immediati tangibili effetti propedeutici ad altre forme di Yoga.

Mentre la ginnastica svedese e le discipline agonistiche sono fondate sulla mera azione esteriore che sviluppa soprattutto la muscolatura somatica, le āsana agiscono profondamente nell’universo interiore dell’uomo, sia sul piano fisico (visceri, ghiandole endocrine, cervello, sistema nervoso volontario e vegetativo) sia sul piano mentale apportando calma, serenità, dinamismo e gioia.

Esse donano al corpo una scioltezza ineguagliabile, una resistenza straordinaria senza ingenerare alcuna fatica. Costituiscono anche un importantissimo esercizio di concentrazione”
A.Van Lysebeth

L’āsana è una “forma corporea” ma allo Yoga, quello vero, non importa il risultato che otterremo come forma corporea. La forma viene indicata dai testi di riferimento ma il suo risultato no. Questo perché nello Yoga e dunque nei suoi strumenti ed āsana è uno di questi, non c’è e non si deve mai entrare in alcuna competizione, né con gli altri né con se stessi. Cercare la forma perfetta come competizione con se stessi, non è Yoga.
Se entriamo in competizione (non siamo in Satya) stiamo facendo partecipare la mente ed allora stiamo perdendo il senso della pratica di āsana e di tutta l’essenza dello Yoga. Questo non significa non attuare un lavoro per raggiungerla quella forma ideale, significa solo non entrare in competizione con se stessi per arrivarci. Solo la pratica costante, la concentrazione, la serietà del lavoro potranno portarci a quello stato di consapevolezza tale per cui sapremo se la posizione è sana, corretta, proficua. Quando avremo raggiunto questo stadio, allora saremo in āsana.

Yoga è unità, logos, ordine, ed āsana non fa eccezione

Ha e Ta (Hata Yoga) indicano i due opposti: maschile (sole-yang) e femminile (luna-yin). Per arrivare ad unire due opposti, devo integrare delle parti che non lo sono, come gli ingredienti di una torta. Per arrivare ad unire, l’āsana deve integrare le fasi del suo svolgimento nella consapevole sequenzialità.
Cura della stabilità e comodità, assenza di sforzo, attenzione al respiro,  perdita della percezione corporea, unificazione di Ha e Ta.

La mente, impara, senza accorgersene…

Il semplice controllo delle “procedure” di svolgimento dell’āsana vanno a scardinare i solchi mentali e neuronali che tendono a farci perpetrare le nostre tendenze duali (raga e dvesha) – mi piace-non mi piace, caldo-freddo, gradevole-sgradevole
Per incontrare chi siamo, il nostro vero Sé e farne strumento di evoluzione cosmica libera e nell’amore a sostegno del divino, e dunque per raggiungere la meta umana e con essa dello Yoga, abbiamo bisogno di iniziare a prendere coscienza di ciò che ci accade intorno senza emettere giudizi, ma con la pura attitudine del testimone, dello spettatore, cioè colui che semplicemente osserva quanto accade.
Āsana è un potente strumento per farlo.