Āsana

Non ascoltate nessuno, compreso chi vi parla,
perché siete facilmente influenzabili, perché tutti desiderate qualcosa… è facile prendervi nella rete.
Perciò non c’è bisogno di andare in India, o in un monastero buddhista o Zen, a meditare, a cercare un maestro; perché se sapete guardare, tutto è in voi“
.

J.Krishnamurti

In tutta l’esecuzione dell’āsana non è previsto un solo momento di dispersione.

Allo Yoga non importa il risultato che otterremo come forma corporea, importa come arriveremo a quella forma e cosa saremo in quella forma. Non c’è alcuna competizione, né con gli altri né con se stessi. Se entriamo in competizione (non siamo in Satya) stiamo facendo partecipare la mente ed allora stiamo perdendo il senso della pratica di āsana e di tutta l’essenza dello Yoga.

Yoga è unità, logos, ordine, ed āsana non fa eccezione.
Ha e Ta (Hata Yoga) indicano i due opposti: maschile (sole-yang) e femminile (luna-yin).

L’entità cosmica, si manifesta nell’essere umano come energia creatrice Kundalini. L’unità deriva dalla fusione di quei due. Per arrivare ad unire, devo integrare delle parti che non lo sono, come gli ingredienti di una torta. Per arrivare ad unire, l’āsana deve integrare le fasi del suo svolgimento nella consapevole sequenzialità.
Cura della stabilità e comodità, assenza di sforzo, attenzione al respiro,  perdita della percezione corporea, unificazione di Ha e Ta.

La mente, impara, senza accorgersene…

Il semplice controllo delle “procedure” di svolgimento dell’āsana vanno a scardinare i solchi mentali e neuronali che tendono a farci perpetrare le nostre tendenze – mi piace-non mi piace, caldo-freddo, gradevole-sgradevole… Per incontrare chi siamo, il nostro vero sé, abbiamo bisogno di iniziare a prendere coscienza di ciò che ci accade intorno senza emettere giudizi, ma con la pura attitudine del testimone, dello spettatore, cioè colui che semplicemente osserva quanto accade.