Aparigraha

“ridurre ciò che si possiede allo strettamente necessario” II.39

“Quando si è radicato nel non possessoha la conoscenza del come e del perché della sua esistenza”

L’ultimo Yama

“ap”significa liberare, ripulire, purificare (la p è sempre implicata nella purificazione)“ari” significa devoto, fedele
“grah” significa trattenere 
“ha” significa spostare, muovere verso

Quindi Aparigrahaè allora liberare il devoto da ciò che lo trattiene(verso qualcosa)

Tradotto usualmente con ridurreciò che si possiede allo strettamente necessarioè un po’ fuorviante. Io direi più simile ad abhinivesa, e raga. Liberarsi dagli attaccamenti e dalla paura di staccarsene Quindi è un pensiero LIBERARTORE da ciò che ci trattiene.

Il mondo materialista fa in modo di trattenerci assai con bisogni indotti che ci trattengono dove qualcun altro vuole che stiamo.Questo non permette lo sviluppo della coscienza superiore perché un bisogno tira l’altro distraendoci completamente dalla ricerca di chi siamo, o dalla sua scoperta.

Basta guardarsi intorno e vedere gente sottratta totalmente a qualsiasi possibilità di trovare un minuto per sé stessa ove potersi ascoltare. Anzi, quando questo dovesse accadere c’è sempre qualcosa pronto a riempire quel silenzio, un sms, la tv, una telefonata, la palestra, un nuovo acquisto.

È un controllo del pensiero molto importante perché è sottile la forza che lo contrasta.Nella pratica ci liberiamo da ciò che ci trattiene quando siamo in condizione di rilassamento, quando lasciamo andare le tensioni, i pensieri, i ricordi, gli attaccamenti.Eccolo il principio di reciprocità. Imparare a lasciar andare il superfluo per ritrovare la nostra essenza.