Svadhyaya

“lo studio di sé” – Conosci te stesso II.44

Essere sempre studenti, tutta la vita…In sanscrito Svadhāsignifica “ciò che è riposto in sé
Sva” significa” e
dha” significa “riposto.

Nei riti Vedici Svadhāesclamato ad alta voce dai sacerdoti divenne una benedizione. Potremmo dire che il sacerdote indicasse di “conoscere sé stessi”Ancora nella parte pratica, per quanto riguarda il pensare c’è lo studio pratico di sé attraverso l’osservazione ed attraverso i testi. Conosci te stesso.
Ecco dunque il doppio significato dello studio dei testi sacri, e dello studio di sé.

Fu da Svadhā che  nacque allora anche il senso della parolabenedizione Svāst-ida. Dare benedizione

Lo studio di sé attraverso l’auto osservazione. Lo studio di sé attraverso le parole dei testi.
Aggiungiamo anche che la parola etica (ethos) viene da qui (vedi Franco Rendich)

Yoga abbiamo detto che è un processo vivente che cambia istante dopo istante. Dobbiamo vivere questo processo in ogni momento della nostra esistenza. Osservando ogni cosa.Mentre mangiamo come mangiamo, mentre parliamo come e cosa diciamo, quando camminiamo come camminiamo. 

Essere consci dello stato della colonna vertebrale quando siamo seduti, dei movimenti della mente mentre pensiamo, cosa pensiamo seguendo i nostri pensieri, perché stiamo pensando.

Dice Patanjali che tra le tre fonti di conoscenza corretta (Pramana) c’è la trasmissione di essa da parte dei guru, maestro o chi abbia competenza inequivocabile. Svādhyāya permette dunque di recepire tale conoscenza sicuramente, perché è lo studio delle scritture e dei libri scritti dai saggi realizzati. 
Svādhyāyaè allora studio quotidiano di libri sacri e saggi e questo è un Satsang[1]indiretto, quando non è possibile avere un Satsang in compagnia dei santi.

L’esperienza di “santi” che con il loro cammino hanno incontrano e rimosso le difficoltà, riempie la mente con Sattva – purezza – eleva la mente, aiuta la concentrazione e la meditazione. 

Questo risolve i dubbi, induce anelito a sapere, dà incoraggiamento e illuminazione.

Nel momento in cui il piccolo se egoico (ego) si è identificato nel gioco delle parti, cristallizzandosi nel ruolo svolto, si rende prigioniero di quel ruolo e se, per qualsiasi ragione il ruolo dovesse scomparire (licenziamento, divorzio, trasferimento, perdite familiari etc..) scompare anche l’attore che lo impersonava. Li possiamo dire che ha inizio il dramma pirandelliano del “personaggio in cerca di autore”.

Lostudio di sé, il conosci te stesso, lo studio delle modalità di funzionamento del proprio corpo e della propria mente non può prescindere da quello dei sacri testi, in quanto gli archetipiin essi contenuti sono i modelli di riferimento e di sviluppo evolutivo per ogni essere umano.


[1]L’incontro, la compagnia, il dialogo con persone spiritualmente elevate.