Saucha

“la purezza”  II.40-4

Quando Saucha si riferisce alla purezza, siamo vicini a Brahmacharya dove cercavamo un pensiero puro che portasse un sentire puro ed un agire puro nei confronti del mondo esternoControllare i nostri pensieri affinché risplendano. “suc” significa splendere.
Un telo di cristallo su cui proiettare il nostro pensare, sentire e  volere.

Possiamo verificare se il nostro pensiero è chiaro, puro, limpido, osservando gli ambienti in cui viviamo.
Il nostro ambiente spesso riflette il nostro stato d’animo. Quando la nostra casa è disordinata, la mente è disordinata. Quando siamo circondati da un ambiente pulito, essenziale, con oggetti di cui abbiamo reale bisogno – e non beni che abbiamo accumulato – la nostra mente sarà chiara, essenziale, pulita. 

Avremo la sensazione di avere spazio per respirare e per pensare con chiarezza mentale.
E la pulizia esterna del nostro corpo sarà parte essenziale della routine quotidiana poiché essa indica un senso di rispetto di sé e degli altri. Infatti è vero che “non sei il tuo corpo”, ma la nostra pratica accade in questo corpo e mantenerlo sano e pulito è un buon modo di rispettare la nostra pratica.

Principio di reciprocità

Un luogo pulito, un tappetino pulito, mostra un segno di rispetto verso la nostra pratica ed una attitudine mentale sgombra. Praticare in una stanza piena di disordine, con un tappetino sporco, un corpo male odorante non aiuta a lavorare certo sulla rimozione delle vritti e sulla concentrazione. Come se non bastasse il richiamo di quell’odore sarà una sicura distrazione.

Indossare abiti puliti, in un ambiente pulito e se possibile dedicato alla pratica ci permette di affrontare ogni sessione come una lavagna pulita, senza che nulla afferri la nostra attenzione e la mente rimanga libera.

Purezza del corpo e della mente portano ad una purificazione della sottile essenza mentale (sattva), piacevolezza, bontà e letizia di sentimento, la conquista o il dominio sui sensi.

La purezza del corpo

“Fine ultimo della civiltà in cui si formò nella lingua madre del sanscrito fu quello di rendere puri gli esseri umani nel corpo e nello spirito, condizione necessaria per affrancarli e far raggiungere il loro l’immortalità[1]”.

Depurarsi dalle tossine – ama – interne ed esterne del corpo.Purificare le vivande era considerato importante perché qualora impure esse avrebbero potuto arrecare gravi danni alla salute del corpo. Non solo. Con l’attribuzione di un valore sacro al cibo purificato la sua assunzione acquisiva il senso di incorporare simbolicamente la purezza del divino e di mantenere una costante relazione spirituale con l’Assoluto garanzia di vita eterna. 

Gli yogi considerano un elemento fondamentale della salute il fatto di purificare l’organismo, soprattutto internamente. Quando il corpo è purificato, la costituzione psico-fisica esprime il meglio delle sue potenzialità quando invece è impuro, la costituzione psico-fisica è esposta ad ogni sorta di malanno.Ma i nostri sensi ci spingono a intossicarci in tutti i modi, con ciò che mangiamo, ciò che vediamo, ciò che ascoltiamo, le chiacchiere infinite, questo ego che cerca sempre conferme, soddisfazioni. Per di più il nostro organismo è costantemente bombardato dagli insulti dell’ambiente esterno ove migliaia di differenti composti chimici nocivi presenti nell’aria, nell’acqua, nei cibi, accompagnano la nostra vita.

E se non fosse abbastanza, il corpo produce naturalmente tossine metaboliche per il semplice fatto di essere vivo. 
Le emozioni poi creano stato di tossicità psicofisica. Tutte le Arti Mediche sanno che un buon equilibrio mentale e quindi psichico contribuisce al buon funzionamento degli organi ed un riequilibrio psichico al buon funzionamento del corpo.
Si chiama psicosomatica e somatopsichica. Le due cose sono strettamente collegate.
L’organismo umano si libera in una certa misura spontaneamente dei residui selle sostanze dannose tramite gli organi emuntori primari,cistifellea, fegato, intestino, rene ed emuntori secondari, che intervengono in caso di sovraccarico e affaticamento dei primari.

  • il polmone, omologo della coppia cistifellea/fegato-intestino,
  • le ghiandole lacrimali,
  • le ghiandole salivari,
  • le ghiandole sebacee.
  • le ghiandole sudoripare.

I renisi occupano della eliminazione di sostanze estranee inutili o dannose dal sangue, del controllo della quantità di sali in esso disciolti, e la regolazione dell’acqua; le cellule del fegato raccolgono e filtrano tutto il sangue proveniente dagli organi addominali intervenendo anche nella neutralizzazione di sostanze tossiche e farmacologiche, l’anidride carbonica ed il muco in eccesso sono ad appannaggio dei polmoni.

La Natura quindi ci ha dotato di validi meccanismi di neutralizzazione di molta parte di queste sostanze dannose ma la quantità di tossine a cui ci esponiamo è spesso eccedente rispetto alla velocità con cui queste possono essere eliminate dall’organismo. Inoltre i nostri meccanismi di neutralizzazione si inceppano se non vengono accuratamente salvaguardati e puliti.

Il risultato è che le tossine non vengono disinnescate e si depositano nei tessuti del corpo, negli organi e nel cervello, danno origine ad una vasta gamma di malesseri ed a molti disturbi cronici e degenerativi.

La pratica dello Yoga e la medicina Ayurvedica pongono grande attenzione alle purificazioni. 

Lo Yoga con gli Shatkarma, la medicina Ayurvedica col Panchakarma.

I trattamenti disintossicano in maniera profonda il corpo eliminando gli accumuli di tossine, restituendo il normale stato di energia e di salute, riequilibrando e rafforzando il funzionamento dei sistemi corporei – soprattutto i sistemi nervoso, endocrino, immunitario.

Avere un corpo sufficientemente purificato e libero da tossine è importantissimo non solo per la salute organica, metabolica e funzionale ma perché la presenza tossica interferisce nello scorrimento, assimilazione, distribuzione, del Prâna, o energia vitale il quale, diminuito sostanziosamente non ha più lo stesso potenziale di trasmissione di vitalità al nostro corpo. E questo a sua volta genera turbe alla mente che deve occuparsi di tutti gli stati patologici, le cure, la ricerca affannosa delle terapie, i fallimenti (vrtti).

L’azione delle procedure di purificazione fluidifica e distacca le tossine dal sito di accumulo, riportandole al tratto gastrointestinale dal quale vengono poi espulse attraverso i canali di eliminazione del corpo

L’Hatha Yoga Pradipika ci dice che prima del Pranayama dobbiamo procedere a purificarci. Le tecniche di purificazione interna che ci offre la pratica Yoga secondo Patanjali, si chiamano: 

akarman.

Sono sei azioni purificatrici in grado di eliminare le impurità presenti nel corpo a causa di:

– alimentazione sbagliata, 
– cattiva assimilazione del cibo, 
– insufficiente eliminazione attraverso gli organi emuntori 
– qualsiasi altro motivo non soltanto fisico, ma anche psicologico.

Le azioni purificatrici equilibrano i dosha: Vata (aria), Pitta (bile), Kapha (muco).

Nella materia sono poi presenti tre bioenergie principali, chiamate dosha, composte da varie combinazioni dei cinque elementi. Queste bioenergie sono chiamate vata, pitta e kapha e la loro influenza è visibile in tutti i meccanismi del corpo.La maggior parte degli individui presenta un dosha predominante, che determina la tipologia di base del corpo e il temperamento dell’individuo.Quando i dosha sono in equilibrio, la costituzione psico-fisica esprime il meglio delle sue potenzialità quando invece sono in squilibrio, la costituzione psico-fisica è esposta ad ogni sorta di malanno.


[1]Franco Rendich Dizionario etimologico comparato di Indoeuropeo-Sanscrito-Greco-Latino