Prāṇāyāma

Tutti noi possiamo osservare che siamo fatti di un corpo “fisico” composto da muscoli, ossa, legamenti, etc…
Minerale potremmo ben dire; un corpo che quando è privo di vita, molto rapidamente inizia la sua disgregazione.
Gli elementi che lo compongono sono gli stessi del regno minerale, che come ben sappiamo non può modificare se stesso se non a causa di forze esterne, come una frana, un terremoto, uno scavo di una cava.
Il minerale dunque, a meno che non ci siano interventi esterni non si muove dal suo stato.

Come è dunque possibile che noi siamo fatti dello stesso materiale delle pietre ma i nostri minerali vivono e sono operativi nel nostro corpo se “di loro” non hanno la capacità di farlo?

Ebbene, tutto ciò può avvenire perché esiste una “forza” che eleva letteralmente questi minerali he sono i costituenti di ogni tessutoe permette loro di prendere vita e costituire un corpo che si muove da solo e che mantiene la sua forma. 
Se questa forza non ci fosse, il corpo morirebbe all’istante ed inizierebbe la sua decomposizione restituendo ai minerali la loro caratteristica di non vita.
Questa forza che permea tutti i corpi fisici vitali (piante, animali, uomini), si esplica in tutto il corpo ed è ciò che qualcuno chiama “corpo energetico”.
Nello yoga si chiama Prana, in Medicina Cinese Chi o Qi,  e in Antroposofia Eterico.

Ciascuno di noi ha un quantitativo di questa forza in dotazione e questo quantitativo determina la durata della propria vita. Non è possibile aumentare questo gruzzolo, ma possiamo certamente consumarlo più rapidamente o al contrario preservarlo al massimo.
Le tecniche del Prāṇāyāma hanno esattamente questo scopo, preservare e distribuire al meglio nel nostro corpo questo preziosissimo tesoro.

Quattro aspetti del pranayama

Nelle pratiche di pranayama si utilizzano quattro aspetti importanti della respirazione. Essi sono:

1) Puraka o inspirazione

2) Antar kumbhaka o ritenzione interna o piena del respiro

3) Rechaka o espirazione

4) Bahir kumbhaka o ritenzione esterna o vuota del respiro

Antar e bahir kumbhaka, i due aspetti della ritenzione volontaria del pranayama vengono anche chiamati sahita kumbhaka.

C’è un altro aspetto del pranayama chiamato kevala kumbhaka o ritenzione spontanea del respiro. Questo è uno stato avanzato di pranayama che si presenta durante gli stadi superiori di meditazione. Durante questo stato, i polmoni interrompono la loro attività e la respirazione si ferma. In tale momento, il velo che impedisce all’individuo di vedere l’aspetto sottile dell’esperienza si solleva e si ottiene una più elevata visione della realtà.