Lo Yoga “non si fa”

Lo Yoga “non si fa”, lo Yoga è

Mi viene spesso chiesto “che yoga faccio” ed a quella domanda so che la risposta che vorrebbero ascoltare è: quale “yoga da tappetino”.
Un esercizio fisico insomma.
Peraltro come se rispondendo che so…: “karma yoga” o  “kundalini yoga”  i miei interlocutori sapessero di cosa parlo (almeno la maggior parte di essi…)
Un chiacchiericcio da bar cui mi sottraggo.
Questo conferma però il grande fraintendimento nel comune sentire riguardo allo Yoga.
lo Yoga non si fa, lo Yoga è uno stato.
Di Unione.

Ma cosa unisce lo Yoga? Il nostro Involucro o Corpo Fisico, la nostra Anima o area di sentimenti, sensazioni, intelletto e lo Spirito, la nostra cabina di regia individuale, unica peculiare a ciascuno di noi, in diretto contatto con lo Spirituale cosmico. 

IL CORPO FISICO
Senza il nostro corpo fisico la nostra vita sulla Terra non sarebbe possibile.
Il corpo di materia è il sublime strumento della nostra percezione. Non posso percepire un suono, un tocco, un gusto, un oggetto, senza il corpo fisico.
Grazie alla incommensurabile intelligenza che lo struttura noi possiamo agire, percepire, emozionarci e pensare.
E dunque avere una coscienza, o meglio, una Auto-Coscienza.

E’ il nostro corpo che delimita noi stessi e quando iniziamo a percepirlo inizia a svilupparsi la Coscienza di essere.
Il bambino piccolissimo non sa di essere “un essere”.
Egli è completamente immerso nel mondo che lo circonda del quale non percepisce la differenza,  la distanza con se.
La prova è nel fatto che il bambino piccolo non dice la parola IO orientativamente prima dei 2/3 anni.
Da quando imparerà a parlare e fino al momento in cui pronuncerà la parola IO, si riferirà a se stesso in terza persona, appellerà se stesso nel modo in cui l’ambiente che lo circonda lo chiama.
Claudio Baglioni chiamava se stesso Cucaio…
Arriverà a dire la parola IO solo quando col trascorrere del tempo avrà capito, diciamo grazie al suo corpo fisico, che tra se ed il mondo, esiste un confine.
Quando questo sarà “chiaro”, dentro di lui arriverà il gesto dell’IO.
Ci sarà un io ed un TU.
Io e MONDO.

Dunque per esistere sulla Terra ed avere coscienza di noi stessi, abbiamo bisogno di un corpo fisico.
Ma non basta

ANIMA e SPIRITO
La nostra vita è gestita in ogni suo istante da emozioni, sensazioni, desideri, attrazioni e repulsioni e dall’attività pensante lo strumento che che li codifica e ci rende auto-coscienti.
Possiamo dunque dire che le “emozioni” per essere percepite devono essere viste da noi stessi. E cos’è che permette questo?
L’attività pensante.
Se il pensiero non vedesse che siamo tristi o felici, o arrabbiati, non sapremmo di esserlo.
Potremmo dire che le emozioni, i sentimenti, le sensazioni riguardano l’Anima ed i pensieri ri-guardano lo Spirito.

La scienza si da un gran da fare nello studiare il “cervello” ed i suoi compiti ed anche l’uomo della strada “sente”, potremmo dire “percepisce” che la sua vita è governata da pensieri.
Egli vede che non può fare nulla se prima non lo ha pensato e che in ogni istante i nostri processi cognitivi danno vita a centinaia di pensieri contemporaneamente, spesso però, di questa mole di pensieri non si ha consapevolezza e non se ne riesce a conoscerne l’origine ed ad avere un ordine, una logica conseguenza. Appaiono, scompaiono, tornano, ci tormentano, svaniscono, il tutto quesi sempre sempre “automaticamente“.

E’ come se ci fosse qualcuno o qualcosa che governa l’attività della nostra mente. Se proviamo a fermare tutti i nostri pensieri ci rendiamo presto conto che o non ci riusciamo o ci riusciamo per una manciata di secondi.
Questo ci da già un primo indizio. Non siamo noi i padroni di casa che fanno entrare i pensieri. C’è qualcun altro che apre la porta della nostra mente.
Ed è qui che interviene lo Yoga e molte altre vie evolutive.

Sapremmo dire cosa pensiamo?
Probabilmente no.
Se chiediamo a noi stessi di concentrarci per tre minuti e raccontare cosa stiamo pensando, probabilmente già dopo 30 secondi avremo dimenticato il compito che ci eravamo dati, perché i pensieri automaticamente, di associazione in associazione, ci avranno distolto dall’intento e portati lontani chissà dove. E non sapremmo ricostruire il percorso all’indietro tanta era la mole di pensieri che sono passati.
Esercitandoci così, vedremo che centinaia di pensieri al minuto della cui, quasi totalità, non abbiamo consapevolezza alcuna, sottendono in noi un continuo affanno ed alimentano la triste e diffusa convinzione che la vita sia una dura lotta in un campo di battaglia da dove si esce solo vincitori o solo vinti.

Lo Yoga  attuale non porta verso il vuoto di pensiero come qualcuno erroneamente dice.
Nessuno vuole essere un calice vuoto  pronto per essere colmato da una divinità o da un guru “spirituale o mediatico” che sia.
La parola “credo” oramai stona nella testa della maggioranza degli uomini.
Il successo della scienza (quando anch’essa non diventa un credo o dogma) ha il senso della necessità dell’uomo moderno di ricevere sempre delle spiegazioni a ciò che accade.
Il limite della scienza però è che queste spiegazioni riguardano esclusivamente i fenomeni e mai le motivazioni di quei fenomeni, la ragione, il senso.
L’uomo attuale è figlio di secoli di processi di pensiero sempre più libero, che nasce in questa forma dal 1400 per raggiungere il suo apice con la filosofia tedesca passando certamente per tutto il percorso fatto dalla scienza.
L’uomo attuale è intrinsecamente permeato della necessità di pensare.
Dove sta dunque il problema?
Sta nel fatto che questa necessità pensante è disordinata, caotica, indisciplinata ed a causa di questo, il processo del pensare analitico, autocosciente, speculativo, da alleato e strumento della specificità del regno umano si trasforma in nemico. La mole di pensieri che si attagliano, che ruminano nella nostra testa, sono come un fiume di automobili impazzite in uno spaventoso ingorgo di traffico.
Ciò che dobbiamo fare non è dunque far sparire le auto, ma dare un senso al loro movimento, dare ad esse un compito che deriva da una necessità del loro guidatore.

I nostri pensieri devono essere servitori di chi li produce e non il contrario, cioè  diventare noi gli inseguitori del loro muoversi folle, indisciplinato, insensato, caotico.
Avere pensieri che si muovono in questo modo è contro producente, dannoso, stancante, distruttivo, disevolutivo.
La specificità del regno umano è quella di usare il processo del pensare a scopo evolutivo e non semplicemente a scopo di sopravvivenza come per il regno animale.
Il processo del pensare è dunque necessario e quando qualcuno dice che il pensare è il problema dell’uomo dice quanto di più lontano alla verità possa attualmente essere possibile.
Se questa stessa cosa viene invece riferita all’essere umano di 3/4000 anni fa od anche prima, allora il discorso è diverso.
Lo yoga nasce in un contesto ove all’uomo non occorreva un processo di pensiero come il nostro e dunque, silenziarlo e mettersi nelle mani dell’Assoluto era il fine ultimo del praticante di Yoga.

Ma questo non esiste più.
L’uomo attuale non raggiunge alcuna “liberazione” dal pensiero, l’uomo attuale si ricongiunge alla sua vera essenza attraverso un sano e chiaro processo del pensare. Ecco il senso della Meditazione.
Lo Yoga attuale deve guidare l’uomo a diventare padrone dei suoi pensieri ad essere capace di guardarli arrivare e guidarli nella direzione di servizio delle necessità evolutive umane.
E per farlo fornisce strumenti, scientifici, ripetibili. Non suggestioni come qualcuno, erroneamente, pensa.

Questo concetto lo possiamo riassumere con il sutra principale degli Yoga Sutra di Patanjali:
“Yoga Città Vrtti Nirodah”
Lo Yoga governa ciò che fluttua vorticosamente (senza senso) nella mente, nella coscienza (chitta).

Questo è il senso dello Yoga.
Governare ciò che prende vita nella nostra mente, significa essere padroni delle scelte conseguenti.
Pensare, Sentire, Agire con piena consapevolezza, mai “presi” dalle cose, dagli eventi, dalle emozioni, dalle reazioni.
Consapevolezza. Presenza. Auto Coscienza.

Questo fa lo Yoga per l’Uomo.
L’uomo attuale non cerca dunque alcuna liberazione new age intesa in quel senso di rinnegare la propria natura, di sentirsi sempre sbagliati, piccoli, incapaci.
L’uomo attuale cerca la strada per la realizzazione del progetto di vita che porta dentro di se.
Lo stesso che c’era nell’uomo paleo-indiano e suoi discendenti, ma che a sua differenza ora ha la possibilità di incontrare con la Libertà in Terra e non con una dimessa obbedienza alla volontà divina.

Ed è in questo contesto di Libertà che l’Uomo può essere solo un “vincitore” poiché ora la sua vita ha l’opportunità di essere vissuta fuori da uno stato naturale o di necessità controllato da un “padre osservatore ed interventista (dio)”. Uno stato di figlio controllato e protetto dal genitore.
L’uomo attuale ha la possibilità della completa determinazione delle sue azioni e dunque della sua biografia ed il suo “ritorno all’origine” ora può uscire dallo stato di necessità che diventa atto di Libera Volontà.

La Via dello Yoga. Un percorso di libertà.
E’ questa la chiave che l’uomo moderno deve cercare nello Yoga.
Non nirvana, non liberazione dalla vita, ma consapevolezza di Se e del proprio Progetto di Vita o Grande Disegno come lo chiamo io. Liberazione da un pensiero indotto, condizionato, non chiaro. Sviluppo di un pensiero che rispecchia il Logos.
Lo Yoga offre una serie di strumenti e lo “yoga da tappetino” è solo uno di essi.

La via dello Yoga “utilizza” dunque con amore lo strumento corpo,  in primo logo aiutandoci a percepirlo, a regolarlo, ad equilibrarlo, e lo fa con tre strumenti principali che sono in diretto collegamento ed inscindibili dagli altri 5.

Questi tre degli otto sono:
Asana – prendere coscienza del corpo
Pranayama – presa coscienza del corpo si prende coscienza del ritmo che vive in lui:  la respirazione.
Questo permette automaticamente l’incontro col mentale che si inizia a percepire come uno strumento potentissimo a nostra disposizione.
Dhyana – presa coscienza del corpo, del ritmo che vive in esso e di una sfera mentale, si prende coscienza che in essa vivono dei pensieri (disordinati).
Ed è da questo punto in poi che inizia il lavoro vero e proprio.

Siamo al settimo degli strumenti. La meditazione. Dharana.
Strumento per diventare padroni del manifestarsi dei pensieri, guidarli, disciplinarli ed utilizzarli per l’esperienza dell’uomo sulla Terra, “aula cosmica” necessaria allo sviluppo pieno della Coscienza libera da ogni forma di governo esterno, terrestre o divino arrivando al Samadhi, l’integrazione dell’Uomo col Divino
Attraverso questi quattro strumenti (più altri quattro tra essi inseriti) lo Yoga offre l’opportunità di risvegliare ed affinare continuamente il bene più profondo dell’uomo: l’Auto-Coscienza o meglio la Libertà.

Christina