Isvara Pranidhana

 “il distacco dai frutti delle azioni e l’offerta di esse al Dio” II.45

Per Patanjali, Ishvara pranidhana è un metodo potente per sciogliere le agitazioni della mente, quindi è un mezzo raggiungere lo stato unificato di yoga: samadhi

Perché? Perché Ishvara pranidhana sposta il nostro punto di vista dall’osservazione attraverso le nostre strette ed individuali prospettive che provocano tanta distrazione alla mente e creano un senso di spaesamento che altro non è che senso di separazione dalla nostra fonte. Dal momento che Ishvara pranidhana non si concentra sull’ego, ma sul sacro, ci si riunisce in maniera pratica con il nostro vero Sé. 

BKS Iyengar afferma nel suo Commento sugli Yoga Sutra, “Attraverso la resa, l’ego dell’aspirante viene cancellato, e la grazia si riversa su di lui come una pioggia torrenziale“.
Ishvara Pranidhana offre un percorso ad ostacoli al nostro ego indirizzandoci verso la nostra vera natura.

Per praticare Ishvara pranidhana, dobbiamo prima cominciare a cercare la nostra intima connessione con il sopra sensibile. Ognuno di noi ha un rapporto personale con il divino. Tradizionalmente, molti sadhu (monaci) in India hanno venerato il dio Shiva nel suo ruolo lo Yogi Archetipo. Molti altri indiani venerano Vishnu, soprattutto nelle sue incarnazioni come Rama o Krishna. Per i praticanti di Yoga occidentali si possono tranquillamente usare immagini e nomi del proprio sacro.Ma il personale rivolgimento al sacro può assumere anche una forma più astratta; un musicista può vedere la luce del divino nella sua musica, un contadino nella natura, uno scultore nel suo marmo… Nello Yoga, Ishvara è inteso come essere oltre una forma espresso attraverso tutte le forme, e quindi è spesso rappresentato come la sillaba sacra Om, come pura vibrazione. 

Nel Yoga Sutra, Patanjali si riferisce a questa presenza interioredi Ishvara come il nostro primo insegnante (Y.S.I.26). 

Attraverso l’ascolto intimo di questa vocedentro di noi, cominciamo ad avere un rapporto con la guida interiorein tutti gli aspetti della nostra vita. 

Quando penso ai maestri del mio percorso, i miei genitori, Olga, Rudolf Steiner, gli insegnanti di questa Scuola, non vedo lezioni, ma l’intento di mostrarmi in mille piccoli modi, quando sono sulla strada giusta o quando comincio a perderla. 

Si deve permettere che il nostro maestro interiore cresca e che diventi la guida sempre attenta e presente dei nostri pensieri, parole, azioni.

Lo spirito di offerta

Se Ishvaraè la bussola interna, pranidhanaè “ricordarsi di rimanere in contatto con l’essenza”non solo occasionalmente, ma per tutta la giornata. 

Ishvara pranidhana è tradotto anche come “offrire i frutti delle proprie azioni al Divino.” 

Per gli occidentali Ishvara pranidhana può richiedere un po’ di attenzione in più rispetto ad un orientale  tuttavia chiunque, indipendentemente dall’orientamento spirituale, può praticare Ishvara pranidhana, e ogni azione può essere migliorata da questa pratica. Non vi è alcun ostacolo. Un bhakti yogi(devozionale) o uno scettico completo che stanno per intraprendere una semplice attività come cucinare o un colloquio impegnativo, si trovano nel regno di Ishvara pranidhana se lo stato d’animo è gioioso e vivono quei momenti come semplici atti della vita.

Principio di reciprocità

Il tappetino yoga o la meditazione sono un meraviglioso “spazio sicuro” in cui è possibile provare la strada di Ishvara pranidhana. 

Ascolto interiore, quiete, canto di un mantravisualizzazionesono tutti modi di iniziare Ishvara pranidhana. Possiamo iniziare pratica distesi sul ventre in Makarasana come in prostrazione, visualizzando la divinità Madre Terra. Inspiriamo ed espiriamo i residui della giornata riempiendoci di un senso di chiarezza come se avessimo una bussola interna. 

Surya Namaskar (saluto al sole) può essere un ulteriore metodo per praticare Ishvara pranidhana; nelle sue origini era infatti una preghiera in movimento, in cui in ogni respiro l’energia dello yogi si offriva al sole. 

Nella pratica, riconoscere i segnali di tensioneindica che la connessione con Ishvara pranidhana sta diminuendo. Allora si può offrire quella tensione alla fonte e abbandonare lo sforzo di nuovo, questo fa sperimentare una spinta di forzache può essere un approfondimento del respiro o un aumento della flessibilità. Poi, come dopo ogni offerta, la grazia dal processo rimane anche quando la posa si è sciolta.

Perché Ishvara pranidhana collega ogni azione alla sua fonte sacra, Krishnamacharya[1]si dice che lo abbia descritto come la più importante pratica yoga per il “Kali Yuga” in cui viviamo, un’ “età del ferro”, in cui tutta l’umanità è caduta dalla grazia. 


[1]Sri T. Krishnamacharya (1888-1989) Figura emblematica della tradizione culturale indiana