I 5 stati della meditazione


I 5 passaggi della meditazione ci portano da uno stato di distrazione della coscienza al suo stato di presenza profonda

Tutte le pratiche meditative hanno questo itinerario.

  1. Lo spostamento dell’attenzione sulla postura cioè sulle sensazioni del corpo. Lo spostamento dell’attenzione sul corpo, significa silenziare ciò che fisicamente crea disturbo. Cinture, elastici, sedie scomode, fermacaapelli, occhiali, freddo, caldo, etc…. Poi attenzione alla postura. Seduti su una sedia o su un tappeto. Colonna eretta, mento retratto e parallelo al suolo, anteroversione del bacino. Un segreto? immaginate che qualcuno vi guardi. La postura che avete è bella…? Lo spostamento dell’attenzione sulla postura cioè sulle sensazioni del corpo è un gesto non facile perché l’ego non è d’accordo perché vuole continuare a pensare ad i fatti suoi e non vuole perdere la presa e l’energia vitale di una attenzione che si sposta da lui per dirigersi sulle sensazioni corporee. Dunque questo primo step è molto importante per governare l’ego. Questo primo stadio della concentrazione, come gli altri 4, può essere mantenuto molto a lungo ed è una eccellente forma di acquietamento della coscienza che ci renderemo conto, da grande soddisfazione.
  2. Lo spostamento dell’attenzione sul respiro. Lo spostamento della attenzione che ora è più concentrata rispetto all’inizio del processo si fa sull’andamento naturale del respiro. Spostare l’attenzione delicatamente e progressivamente sul respiro osservandolo intensifica la concentrazione e permette di raggiungere un primo apprezzabile stato di lucidità della coscienza.
  3. Dare una qualificazione all’andamento naturale del respiro. Prendere contatto col respiro è una delle porte verso lo spirito. Attenzione ed ascolto dolce ad esso. Questo spostamento è giàconcentrazione, e da qui si inizia a pulire il mentale. Vivere l’atto della respirazione nella consapevolezza delle due fasi di inspiro ed espiro. All’inspiro si “sorride all’ispiro” ovvero si accoglie benevolmente la vita che arriva. Inspiro è prendere la vita. Il corpo ama inspirare ed il sorridere nell’inspiro vuol dire questo. Accogliere la vita consapevolmente e con gratitudine. Nell’espiro lascio andare. L’espiro è un abbandono. Lascio andare e mi affido nelle mani del Cosmo. Vivere l’abbandono nell’espiro vuol dire espirare meglio. In questa fase cominceranno ad emergere dei pensieri, prima forse si erano quasi interrotti, ma quando ci si abbandona nell’espiro inizieranno a tornare pensieri, distrazioni, paure, preoccupazioni etc. Noi li accogliamo, ci rendiamo conto che ci sono (devo telefonare a tizio, fare questa cosa…) sorrido e lascio andare. Se ci abbandoniamo realmente  nell’espiro, vedremo che il pensiero che si è presentato, va via, si spegne, non può coesistere con l’abbandono. Se mi abbandono sul serio, tolgo energia al pensiero che dunque si affloscia e passa. Questa terza fase è una reale consapevolezza.
  4. La quiete inizia a dilatarsi dentro di me. Il silenzio si percepisce dentro di me. Il silenzio diventa percepibile. Siamo ad un primissimo stato di presenza o meditazione ma ancora non stabile. Si può ancora passare dallo stato di presenza a quello di distrazione. Quando arriva la distrazione, la spengo.  Ed è questo che fa si che lo stato di presenza si intensifichi sempre di più portando al quinto passo ove si È nello stato di presenza
  5. Siamo nello stato di presenza stabile ove si sono fatte morire le ultime grinfie dell’ego che vorrebbe controllare tutto. A questo punto possiamo farci assorbire da questo stato di presenza e cominciare a comprenderne meglio le qualità. Lo stato di presenza è uno stato di integrazione. Stato di integrazione ove si sta bene e si possono avere delle rivelazioni grazie al contatto con la sfera degli archetipi.

Nessun perfezionismo, tanta umiltà, pratica.