Lo Yoga oggi
è più che mai attuale solo se si coglie l’aiuto che attraverso il corpo si muove, verso le forze del pensare.
Lo yoga è un sistema di vita,
non una pratica ginnica o magica.
Si pratica Yoga in ogni momento della giornata non solo sul tappetino e ci accompagna anche nel sonno.

Cosa significa Vivere secondo lo Yoga?

Dice Shri Shankaracharya: il PRANA è l’alito di vita, è anche l’energia attiva dell’io.
Pranamayokosha o Corpo Eterico è quella parte invisibile ai sensi che integra e da vita e forma al corpo fisico ed è il veicolo mediante il quale fluiscono le correnti cosmiche di Prana che conservano la vita nel corpo.  E’ di somma importanza perché serve da ponte per trasferire le ondulazioni del Pensiero e  delle Emozioni dal Corpo Astrale, al Corpo Fisico denso.   
Il corpo Eterico è infatti anche il corpo che custodisce la memoria, è li che risiedono i gli archivi di tutta la nostra incarnazione.
Se non ci fosse questo ponte intermedio l’Anima non potrebbe utilizzare le cellule del suo cervello.

La fisica moderna afferma che ogni cambiamento fisico o chimico che avviene nel corpo – muscoli, cellule o nervi -, avviene per un’azione elettrica.
Dove c’è l’azione elettrica, l’Etere deve necessariamente essere presente di modo che la presenza della “corrente” implica quella dell’etere che compenetra tutto e tutto avvolge.  
Nessuna particella di materia fisica si trova in contatto con un’altra, ma ognuna fluttua in un’atmosfera di etere.

Il termine “aether” in greco significa accendere, ardere, splendere, infuocare.
Il Prana si muove a partire ed attraverso un canale fisicamente localizzabile nel centro del sistema cerebrospinale, la colonna vertebrale, anche se non fa parte della materialità visibile del corpo fisico. Questo canale è chiamato Sushumna Nadi. 
Lungo il suo asse a partire da perineo e fino alla sommità del capo, si distribuiscono i 7 principali chakra, che sono dei centri di raccordo energetici, residenti all’altezza delle principali ghiandole endocrine ove arrivano e si dipartono snodi di Nadi, i canali di distribuzione del Prana entro il corpo fisico e grazia ai quali la potenza del Prana si distribuisce per poter essere adeguatamente infusa al corpo fisico. 

Sono detti anche loti, perché allo sguardo chiaroveggente emanano come la sensazione di guardare un fiore di loto e come dei fiori, ognuno appare composto da un numero differente e specifico di petali.
Oltre ai 7 principali ve ne sono moltissimi sparsi in tutto il corpo. Molto importanti sono quelli che si trovano al centro del palmo delle mani, dove in alcuni esseri elevatissimi appaiono le stigmate.
Generalmente si parla però solo dei sette principali.
Alla base della Sushumna presso il primo chakra Mūlādhāra riposa quella che si chiama “la Luce della Kundalini“. Perché la Luce? perché la liberazione di questa energia eterica-solare, porta l’adepto o il ricercatore spirituale alla illuminazione. Cioè ad avere la visione in terra del mondo dello spirito, quello che si vede e dove si “vive” nel post mortem.
Si tratta di un “serbatoio” di Prana, l’energia eterica-solare primordiale che si mantiene assopita, avvolta nella base della spina dorsale, attorno all’osso sacro. Potremmo dire un nucleo di aether, etere. Rimane sopita perché la sua risalita non è opportuna per l’uomo non evoluto. Essa è solo un potenziale per chi abbia fatto il necessario percorso evolutivo.
L’accesso a questa energia era la maniera di raggiungere la sapienza occulta dei popoli dell’antichità e per governare le forze della vita nel corpo fisico.
Perché? Perché se il corpo eterico, è il corpo della vita ed il custode della memoria, accedere al proprio pezzo di corpo eterico cosmico, la Kundalini, significa accedere alla Conoscenza essendo essa custodita nell’Etere Cosmico che contiene tutta la Conoscenza.
Ci rendiamo conto di cosa possa significare questo? Qualcuno sicuramente no, altrimenti non sarebbe pieno di “Invasati” che cercano di attivare la risalita della Kundalini.

Cosa significava in passato la risalita della Kundalini

Quando per l’uomo la chiaroveggenza era una condizione naturale e cioè ai tempi del Paleo Indiano, l’accesso alla Energia eterica-memorica Kundalini, era un dato di fatto ordinario.
Con l’evoluzione dell’uomo, questa semplicità di accesso è andata pian piano spegnendosi, di pari passo con l’aumento delle capacità cognitive, che ha portato un discapito di quelle chiaroveggenti.
Tutto ciò fu necessario allo sviluppo della libertà umana perché è ovvio che se un contenuto mi viene rivelato, io non ho alcuna libertà di cercarlo, e nessun anelito a farlo perché non sono stato io ad arrivare a scoprire quel contenuto.
Se invece ho dei dubbi, mi faccio delle domande esistenziali e non c’è nessuna risposta a portata di mano, mi attiverò con la mia volontà ed inizierò un libero cammino di ricerca.
Sicuramente i tempi saranno più lunghi, ma ciò che pian piano verrà a far parte della mia conoscenza, sarà una conquista del mio pensiero, della mia capacità ragionativa, della mia coscienza, della mia libera volontà.
Dunque più l’uomo evolveva le sue facoltà cognitive, più si ritraevano quelle chiaroveggenti ma la ricompensa per questo, si chiama Libertà.

Se dunque, torniamo al concetto di risalita della Kundalini,corrente astrale-eterica (o animico – mnemonica – vitale), ci rendiamo conto che, se in essa è custodita una conoscenza a dir poco immensa, in quanto “memoria” umana ed una fonte energetica vitale di egual misura, che custodisce la chiave di accesso ad una mole di informazioni delle nostre precedenti vite risalenti alla dalla notte dei tempi, è decisamente sconsigliabile. Ciò che l’individuo si troverebbe davanti, sarebbe assolutamente ingestibile per le sue forze.

Ecco dunque che per accedere a questa memoria eterica il cammino per l’uomo moderno deve essere, nel corpo ed attraverso il corpo, ma nelle facoltà del pensare che l’uomo moderno ha sviluppato al massimo grado.

L’uomo paleo indiano, discendente diretto di quello Atlantico, aveva invece ancora molto vicino il collegamento diretto con il mondo sovrasensibile intrinseco all’uomo atlantideo.
Questa vicinanza gli faceva innanzitutto percepire la “irrealtà” della fisicità, che chiamava infatti maya (illusione, apparenza), ma soprattutto gli faceva desiderare ininterrottamente, un ritorno verso le proprie origini.
E’ da questo presupposto che nasce lo Yoga: riunirsi all’origine.

Yoga infatti significa unire. Attualmente potremmo utilizzare meglio come traduzione la parola aggiogare, jug-giogo.
Nell’uomo la memoria eterica risiede alla base della colonna e negli uomini antichi, la sua risalita nella colonna era un processo semplice e non pericoloso ma che necessitava della presenza di un maestro, iniziato e dunque chiaroveggente, che potesse indicare la strada al discepolo.
Così nacque lo Yoga

I Chakra, le correnti eteriche nelle Nadi e l’illuminazione

In ogni chakra fluiscono correnti eteriche, correnti di memoria.  I chakra sono i raccoglitori, accumulatori e smistatori di queste memorie e di queste forze di vita.
Risalire lungo queste memorie significa possedere la conoscenza.
Per un uomo del Paleo-Indiano debitamente protetto e seguito da un iniziato-rishi, questo era un percorso di ricongiungimento. L’espressione “sono al settimo cielo” indica proprio questo percorso.
L’illuminazione (legata alla luce eterica) indica quindi il raggiungimento della Conoscenza Suprema dopo aver effettuato questo percorso.

Quando il discepolo raggiungeva il grado di conoscenza insito nel sesto cielo Ajna chakra aveva la visione del paramahatman, il suo Sé superiore,  e da quel momento entrava in quello che veniva chiamato Samādhi.
Ancora esiste un leggerissimo velo fra questo centro e il Sahasrāra (alla sommità del capo), che è il centro più alto.
Dopo ventun giorni in Samādhi quel velo si alzava permettendo al discepolo l’incontro col Logos, la Conoscenza Suprema.

Per un uomo nel quale le forze del pensare erano ancora scarse e la libertà di azione ancora molto lontana, questo significava quanto di meglio potesse accadere in una vita e questo significava “liberazione” dal quel velo che impediva il ricontatto con l’Origine.

Ecco perché per migliaia di anni la materia è stata considerata una illusione. La parola che traduce questo concetto è maya.

Ora però la materia, non possiamo più considerarla “illusione” in quei termini. La materia è l’altro lato dello spirito, o meglio la sua possibilità di essere visto, percepito.
Maya-Materia per noi deve significare il mezzo con cui lo spirito si manifesta e chiede di essere trovato.
E questo non può più avvenire con i mezzi di antica iniziazione di cui abbiamo parlato poc’anzi.

La Rivoluzione scientifica

Essendo l’uomo attuale dotato di una capacità di pensiero eccezionale, la conoscenza deve avvenire nella materia. Ecco il senso della rivoluzione scientifica.
La scienza studia la materia ed il suo comportamento sin nei più piccoli dettagli per carpirne i segreti.

Solo se scopro, o conosco come si smonta una cosa, posso anche rimontarla. Questo fa l’anima cosciente.
Ecco perché l’uomo sta “smontando” i fenomeni che lo circondano fino nel più piccolo. E perché è pieno di studiosi, scienziati che fanno ricerche che portano a leggi di comportamento dei fenomeni, teorie che si evolvono, si smentiscono e si ricostruiscono continuamente.
L’uomo con le forze del pensare sta scoprendo i segreti della creazione.
Ed è esattamente questo il percorso che deve fare l’uomo attuale.
E deve fare questo percorso per diventare consapevole della capacità creativa insita in lui.
Riscoprire come si creano le cose, la materia, se stesso.
Ed a questo risultato la fisica quantistica è la risposta umana di questa epoca.

Il dualismo onda-particella è l’incantesimo che l’uomo sta disincantando.

Quando tutti i segreti saranno stati svelati dalla libera intelligenza umana grazie alle forze di un pensare chiaro, l’uomo sarà pronto per diventare co-Creatore della futura evoluzione. E lo farà non per imitazione, non come zavorra, non come discepolo pieno di precetti a cui obbedire.
Lo farà nella stessa pienezza da cui origina, solo che lo farà in piena Conspevolezza di essere la stessa cosa che ha dato vita a queste sue capacità. Le capacità che divengono autocoscienti di se stesse.

Certo in tutto questo si pone una questione etica, ma non è questa la sede per affrontarla.

Potremmo dire che la fisica quantistica quando parla del dualismo onda e particella sta parlando in altri termini del dualismo spirito-materia tanto evidente per l’uomo antico e tanto innominabile per l’uomo moderno. Quando dunque scellerate scuole di yoga propongono la risalita della Kundalini come il primo obiettivo dello Yogi è non solo un grande errore per l’uomo moderno ma anche un pericolo.

L’uomo attuale deve percorrere una via diversa

L’uomo attuale deve raggiungere IN AUTONOMIA e con il SUO LIBERO LAVORO, la consapevolezza della sua capacità creatrice che è la stessa che lo ha posto su questa Terra meravigliosa all’apice dell’evoluzione.
E tutto questo può avvenire solo grazie alla via della conoscenza, dell’impegno quotidiano del proprio agire sostenuto dalle potenti forze di un IO libero dall’ego.
Un IO cioè libero da tutte le forme egoiche che possiamo sintetizzare col termine di psiche o anima.
L’anima può vivere e sostenere le forme di tutti gli ego incontrollati che siamo ed abbiamo intorno e dunque soggiacere a brame, desideri, impulsi, automatismi, condizionamenti, in maniera incontrollata.
Oppure può farsi tramite tra la percezione dei sensi e la necessità di spiegare l’origine di quanto percepisce come scaturigine di un Pensiero Creatore che chiamiamo Logos.
Un IO che possiamo intravedere in quella che chiamiamo autocoscienza o coscienza di se e che possiede solo l’essere umano, essendo evidente che un animale o una pianta non sanno di essere tali. Per averne prova basta mettere un animale qualsiasi davanti allo specchio e vedere che non si riconoscerà, al contrario di Narciso che subito si riconobbe nello specchio d’acqua, tanto da innamorarsi di se…

L’uomo di oggi

Anche l’antroposofo d’eccezionale levatura Massimo Scaligero, che ha continuato attivamente la via del “pensiero libero dai sensi” portata da Rudolf Steiner, spiega che oggi il processo deve essere inverso. 
Kundalini, il nucleo conoscitivo “illuminante” basato sulla corrente astrale-eterica (o animico – mnemonica – vitale) va dominata ad opera del pensiero.
Ciò significa un ribaltamento rispetto alle tradizioni orientali, legato all’evoluzione umana. Un ribaltamento che non è una negazione del passato ma una sua evoluzione. Il risveglio spirituale dell’uomo di oggi non è più come abbiamo visto sopra, ascensionale, ma discende dall’alto, dalle forze del pensare fino a compenetrare il corpo.
Anche molti Yogi contemporanei hanno esposto chiaramente questo cambiamento, questa inversione.
Sri Aurobindo, che ha portato lo Yoga in Occidente tra il XIX e il XX secolo, fu il primo dei grandi maestri a concepire, dare vita, far nascere, il necessario cambiamento dello Yoga come strumento volto a spiritualizzare la carne e non più a reprimerla come era stato nel passato e come lo stesso messaggio del Buddismo era portatore. Nulla di strano visto il momento storico in cui il Buddha si è incarnato.

Sri Aurobindo dice infatti che il vecchio “percorso di ascensione” prevede un allontanamento dal corpo da parte dello spirito, mentre la discesa è la “spiritualizzazione della materia” da parte del pensare.

Non dunque una fuga nella “Pace eterna”, ma la trasformazione attiva umana della vita e della materia.
Non quindi Samādhi incosciente, estasi (dal latino ex-stare, stare fuori), ma lo stare nel corpoen-stasi” e percepirne l’origine e l’essenza spirituale-creatrice.
Non più dominare la materia ma riconoscerla come espressione necessaria dello spirito, il suo modo di farsi percepire dai sensi per ri-trasformarla in ciò che è realmente: Spirito. Particella-onda.

La Materia come il “laboratorio” dove lo spirito manifesta se stesso ed elabora un uomo superiore della stessa levatura di quella forza Creatrice che è in ogni espressione del creato, dalla più piccola particella elementare minerale, sino alla immensità della espressione del Regno Umano. Per raggiungere la “trasformazione della materia” di cui parla Aurobindo non serve trascendere la propria individualità.

Ascendere al mondo spirituale, ottenere il Nirvana fuori dal corpo è per Aurobindo una via incompleta, anacronostica e pericolosa.
Per questo Aurobindo parla di “Yoga integrale”, uno Yoga che non lavora nell’anima tralasciando, o meglio, reprimendo il corpo.

Scrive Aurobindo in La vita divina: “L’anima, come ha un passato preumano, ha anche un futuro sovraumano”.

In questa ottica secondo Rudolf Steiner le tecniche del Prāṇāyāma così come sono state concepite non sono più adeguate per l’uomo contemporaneo ed è Massimo Scaligero a chiarire molto bene il perché.
Nel libro “Yoga, meditazione, magiaspiega che
Nel trasferire la coscienza al corpo eterico, egli (l’uomo) sperimenta una dinamica del respiro polarmente opposta a quella propria al respiro fisico: perciò egli sa che nessuna tecnica del respiro fisico può condurlo a tale mutamento qualitativo” (il mutamento di coscienza n-d-r).
Ed ancora: “Il respiro spirituale infatti si realizza nella misura in cui l’uomo vince in sé l’egoismo” (le pulsioni dell’anima legata esclusivamente alla soddisfazione dei sensi n.d.r).
Ed ancora:
“I cercatori moderni vengono facilmente persuasi dalle tecniche respiratorie orientali:

le trovano rispondenti all’attuale esigenza di concretezza, in quanto sembrano collegare immediatamente il mentale con il fisico.
– spesso infatti durante una lezione di yoga si conferisce al respiro il potere di fungere da collegamento tra corpo fisico e trascendente n.d.r. –
“In realtà essendo il mentale normalmente condizionato dal fisico, il processo rimane al livello in cui si svolge, meramente fisico
”.
In sostanza: “l’uomo moderno non può padroneggiare il respiro, in quanto non lo percepisce: percepisce di esso soltanto la meccanica forma sensibile e crede di poter agire mediante questa.
ll prāṇāyāma oggi è realizzabile solo come una parodia, al livello sensibile. Tali tecniche, usate dall’uomo moderno, producono un effetto opposto al senso per cui nacquero, in quanto tendono a carpire un supplemento di vita all’aria che è inverso a ciò che una riconquista della respirazione spirituale esige conseguire.
Nell’uomo, l’anidride carbonica trattenuta è causa di malattia e di morte, ma è parimenti la possibilità di una più profonda vita dello Spirito.

Il mutamento della qualità del respiro è segno del superamento di un limite fisico all’attività interiore: ma non è una tecnica respiratoria, bensì la conseguenza di un’ALCHIMIA INTERIORE, che non si apprende da tradizioni o da testi, bensì dalla possibilità di sperimentare l’attuale pensiero razionale svincolato dai SENSI o dal SUPPORTO CEREBRALE.
Occorre liberarsi della grossolana idea che mediante la respirazione si attinga il Sovrasensibile.

Ciò era possibile un tempo ad asceti costituzionalmente diversi”.

Nelle parole di Scaligero scorgiamo il racconto di un percorso iniziatico che passa per il respiro.
Aggiunge: “L’opera di mutamento della natura umana mediante il respiro è ciò che dagli alchimisti viene designato come Pietra Filosofale. L’anidride carbonica che normalmente uccide la vita è ciò mediante cui l’iniziato edifica la vita corporea dello Spirito“.
Gli antichi iniziati nelle scuole misteriche, “abbassando il tono del loro organismo, delle funzioni corporee” fino quasi alla morte, arrivavano a percepire la loro anima come parte del mondo spirituale liberandosi di quella parte che era ad esclusivo, sterile uso della soddisfazione dei sensi.

“Il futuro dell’uomo Angelo sarà di emettere ossigeno, al posto dell’anidride carbonica: sarà un donare altruistico all’ambiente come la purezza vegetale.
La
Pietra Filosofale è la trasformazione del “corpo fisico” in un corpo di diamante (adamantino) capace di compiere la respirazione inversa”
Tiziano Bellucci.

Per l’uomo contemporaneo questa strada è preclusa anche a causa dello sviluppo dell’organismo fisico. Dunque attenzione perché oltre ai rischi intrinseci, percorrere oggi la via del Pranayama tiene l’uomo legato alla materia invece che spiritualizzarla.

A contribuire a questo fraintendimento della via Yoga fu la degenerazione New Age nata con la beat generation ed il consumo di allucinogeni.
La sostanza psicotropa (droghe una per tutte l’LSD) portava infatti ad una l’apertura forzata di canali spirituali permettendo una visione di una realtà spirituale seppur distorta, dei mondi sovra-sensibili, sovra-materici senza averne alcuna preparazione.
Solo una libera scelta che conduce alla sana ricerca del sovra sensibile può portare gradualmente a raggiungere con le facoltà del pensare la parte “onda-spirito” come alter ego della parte materia.
L’essere catapultati grazie ad una “sostanza” in grado portare al primo gradino della realtà spirituale fece accedere e diffondere superficialmente a uomini non pronti aspetti così profondi ed occulti.
Il desiderio intrinseco in ogni essere umano di ri-trovare il senso del nostro stare qui, trovava una risposta nel consumo di sostanze come l’LSD e produceva e produce tutt’ora figure affascinati di ”maestri” e la diffusione di conoscenze che senza una adeguata preparazione oltre a diventare dogma, contribuiscono molto a fuorviare l’uomo occidentale a ritardarne il suo riconoscimento spirituale.

Il ruolo del Guru-Maestro

Importante perno su cui poggiava lo Yoga era il rapporto di mediazione tra Guru e discepolo in un rapporto di dipendenza assoluta. Purtroppo questo ancora avviene.
Anche nel cristianesimo tradizionale il discepolo necessita di un maestro in carne ed ossa che lo conduca a sua volta al Cristo.
Rudolf Steiner a proposito disse che mentre nello Yoga il discepolo si rifugia in tutto e per tutto nella figura del Guru, suo veicolo per il divino, nel cristianesimo il Guru non è il maestro di volta in volta incontrato ma è lo stesso per ogni discepolo e questo maestro è il Cristo.
Solo nella via rosicruciana il Maestro non è più la guida, bensì un consigliere-amico del discepolo che lo aiuta a muoversi liberamente sulle sue gambe nella sua ricerca.
Potremmo dire che il “movimento rosicruciano” sia stato il precursore di una modalità che dovrà sempre più caratterizzare il percorso spirituale moderno.
Su questa stessa onda di invitare i discepoli a camminare con le loro gambe i grandi maestri indiani contemporanei hanno molto lavorato.
Ancora Sri Aurobindo:
Il maestro dello Yoga integrale seguirà dunque come potrà il metodo del maestro interiore.
Cercherà di svegliare piuttosto che di istruire; fornirà un aiuto che sarà un mezzo pratico piuttosto che una formula imperativa.
L’esempio è più potente dell’insegnamento;
più il maestro è grande, tanto meno deve rappresentare per il discepolo l’istruttore, e tanto più deve essere per lui una Presenza che diffonde la luce, la potenza, la purezza e la beatitudine”.

Ed il meraviglioso Jiddu Krishnamurti, quasi contemporaneo di Steiner e con il quale ebbe ad incontrarsi, fu anch’egli esempio plateale di rifiuto del ruolo di Guru, queste le sue parole:
Non ascoltate nessuno, compreso chi vi parla, perché siete facilmente influenzabili, perché tutti desiderate qualcosa… è facile prendervi nella rete.
Perciò non c’è bisogno di andare in India, o in un monastero buddhista o Zen, a meditare, a cercare un maestro; perché se sapete guardare, tutto è in voi“.

Ed il più grande degli iniziati moderni, Rudolf Steiner in una conferenza riportata nel libro “Polarità fra Oriente e Occidente” sostiene la necessità che i maestri contemporanei vivano nel mondo, non come separati eremiti.
Le vie antiche dell’ascesi e dello Yoga, toglievano invece l’uomo dalla vita” riferendosi appunto alla antica missione dello Yoga antico ora non più praticabile e decisamente inutile.

Lo Yoga nella sua evoluzione, se compenetrato dalle forze del pensare che governano quelle del sentire e generano sane azioni, acquista una potenzialità molto più affine al senso evolutivo dell’uomo occidentale dell’epoca moderna.

Sri Aurobindo, Krishnamurti Satyananda Saraswati, Ramana Maharishi, e gran parte dei grandi maestri vissuti negli ultimi secoli operarono in mezzo agli uomini e stimolarono le forze di libertà del pensare.
ed ecco che a questo punto della trattazione ci stiamo avvicinando alla risposta posta all’inizio di questo articolo e che ne prende il titolo:

Cosa significa Vivere secondo lo Yoga?

Lo Yoga oggi è più che mai attuale solo se si coglie l’aiuto che attraverso il corpo si muove, verso le forze del pensare.
Lo yoga è un sistema di vita, non una pratica ginnica o magica. Si fa Yoga in ogni momento della giornata e ci accompagna anche nel sonno.
Lo Yoga avviene mentre si cammina, mentre si parla, si studia, si lavora, si cucina; è un modo di captare lo spirito e scoprire che siamo particella si, ma anche onda e che lo siamo contemporaneamente.
Ecco cosa significa unione quando si dice che yoga ha questo significaato. Ed ecco cosa signiifica Jug quando si ascrive a questa parola la traduzione di “giogo”.
L’uomo aggioga le forze dell’anima e del corpo per unificarsi finalmente grazie al sano e chiaro pensare nello Spirito.
Le forze del pensare le troviamo nell’equilibrare le forze di separazione e dualità che sempre vivono nella nostra relazione col mondo, non appena al mattino apriamo gli occhi.

E queste forze sono quelle dell’Ha-Tha.
Dove “Ha” che significa Sole e “Tha” che significa Luna non a caso e dove queste simbolicamente indicano gli opposti delle cose e la necessità che siano sempre in equilibrio perché giorno non esiste senza notte e questo equilibrio è nelle mani dell’Uomo che è a rischio di perderlo in ogni momento della sua giornata se permette che una delle due forze prevalga sull’altra.
Queste forze lo Yoga le chiama anche Ida e Pingala, l’antroposofia Lucifero ed Arimane, la fisica quantistica onda e particella.

Ma noi nella lemniscata che forma il cadere da una parte o dall’altra ed il ritorno in equilibrio al centro rivediamo il percorso della risalita della Kundalini lungo la colonna vertebrale ed attorno ai chackra, i serbatoi della vita e della memoria umana ai diversi gradi di consapevolezza, da quella fisico corporea del primo chakra a quella spirituale del settimo o come direbbe Steiner il contrario parlando di primo chakra come del chakra della corona.

Ma rivediamo il cadere tra le due forze ostacolartici di Lucifero ed Arimane e la spinta a riequilibrarle in un percorso evolutivo che è sempre di aumento di conoscenza e dunque di coscienza. E vediamo come questo possa avvenire solo in senso evolutivo e come da una coscienza e conoscenza basica l’uomo possa accedere inesorabilmente a vette più alte fino a che di tappa in tappa, cioè di chakra in chakra che possiamo anche chiamare di grado coscienziale in grado coscienziale, l’uomo costruisce la sua verticalità, rappresentata dalla colonna vertebrale o dal canale Sushumna-Unione e mettere in collegamento la parte particella con quella onda.

Il tutto su un libero percorso di conoscenza svolto con le sole uniche forze del pensare libero dai sensi.

Vivere secondo lo Yoga oggi corrisponde ad avvicinarsi all’Io, ovvero a quel Tizio (come lo chiama Steiner) che sta dietro ogni nostro agire, il regista nascosto di ogni nostra azione ed incontrare quel Tizio significa incontrare il Cristo in noi.
L’evoluzione dell’uomo moderno deve dunque passare per il pensiero e non può più rifarsi alle antiche vie orientali ancorate alle sole forze del sentire.

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