Dice Shri Shankaracharya: il PRANA è l’alito di vita, è anche l’energia attiva dell’io.

Questa parte invisibile del corpo fisico è il Veicolo mediante il quale fluiscono le Correnti di Prana che conservano la vita nel corpo ed è di somma importanza per noi perché serve da ponte per trasferire le ondulazioni del Pensiero e  delle Emozioni dal Corpo Astrale o Anima, al Corpo Fisico denso
Il corpo Eterico è infatti anche il corpo della memoria, è li che risiedono i file di tutta la nostra incaranzione.
Se non ci fosse questo ponte intermedio l’Anima non potrebbe utilizzare le cellule del suo cervello.

La fisica moderna afferma che ogni cambiamento fisico o chimico che avviene nel corpo, che sia nei muscoli, nelle cellule o nei nervi, avviene per un’azione elettrica.
Dove c’è l’azione elettrica, l’Etere deve necessariamente, essere presente; di modo che la presenza della corrente implica quella dell’etere che compenetra a tutto e tutto avvolge; nessuna particella di materia fisica si trova in contatto con un’altra, ma ognuna fluttua in un’atmosfera di etere.

Il termine “aether” in greco significa accendere, ardere, splendere, infuocare.
Il Prana si muove attraverso un canale fisicamente localizzabile nel centro del sistema cerebrospinale, la colonna vertebrale, anche se non fa parte della materialità visibile del corpo fisico. Questo canale è chiamato Sushumna Nadi
Lungo il suo asse si distribuiscono i 7 principali chakra, o centri energetici, residenti all’altezza delle principali alle ghiandole endocrine nelle quali possiamo vedere una parte della funzione dei chakra.

Sono detti anche loti, perché allo sguardo chiaroveggente appaiono come tali, ognuno composto da un numero differente di petali.
Sono moltissimi sparsi in tutto il corpo, ma generalmente vengono indicati i sette principali tutti situati lungo la colonna vertebrale e poco prima e poco dopo
Alla base della Sushumna presso il primo chakra Mūlādhāra riposa “la luce della Kundalini“
Si tratta di un’energia primordiale che si mantiene assopita, avvolta nella base della spina dorsale, attorno all’osso sacro. Potremmo dire un nucleo di aether, etere.
L’accesso a questa energia era la maniera di raggiungere la sapienza occulta dei popoli dell’antichità.
Perché? Perché se il corpo eterico, è il corpo della mamoria, accedere al corpo eterico cosmico, la Kundalini, significa accedere alla Conoscenza essendo essa custodita nell’Etere.

Ci rendiamo conto di cosa possa significare questo?

Forse no, altrimenti non sarebbe pieno di “Invasati” che cercano di attivare la risalita della Kundalini.
Quando per l’uomo la chiaroveggenza era una condizione naturale e cioè ai tempi del Paleo Indiano, l’accesso alla Energia eterica memorica Kundalini, era un dato di fatto ordinario.
Con l’evoluzione dell’uomo, questa semplicità di accesso è andata pian piano spegnendosi, di pari passo con l’aumento delle capacità cognitive, a scapito di quelle chiaroveggenti.
Tutto ciò essendo necessario allo sviluppo della libertà umana perché è ovvio che se un contenuto mi viene rivelato, io non ho alcuna libertà perché non sono stato io ad arrivare a scoprire quel contenuto.
Se invece mi attivo con la mia volontà sicuramente i tempi saranno più lunghi, ma ciò che pian piano verrà a far parte della mia conoscenza, sarà una conquista del mio pensiero, della mia capacità ragionativa, della mia coscienza.
Ovvio dunque che più l’uomo evolveva le sue facoltà cognitive, più si ritraevano quelle chiaroveggenti ma la ricompensa per questo, si chiama Libertà.
Se dunque, dopo questa spiegazione torniamo al concetto di risalita della Kundalini, ci rendiamo conto che, se in essa è custodita una conoscenza a dir poco immensa, in quanto “memoria” umana, accedere praticamente improvvisamente ad una mole di informazioni di ogni tipo provenienti dalla notte dei tempi, è quantomeno un tantino pericoloso.

Se pensiamo che uno psicologo prima di scoperchiare i pochi ricordi (rispetto a quelli universali) presenti in un suo paziente, deve usare le più grandi precauzioni onde evitare lo shock di rivivere qualcosa che l’inconscio aveva saggiamente rimosso, possiamo immaginare come l’accesso ad una memoria cosmica possa risultare una vera e propria folgorazione dalla quale difficilmente si possa uscire vivi.
Se questa memora ci è oscurata, un motivo deve pur esserci….O la memoria (Kundalini), o la libertà.
Ecco dunque che per accedere a questa memoria eterica il cammino per l’uomo moderno deve essere nel corpo ed attraverso il corpo nelle facoltà del pensare che l’uomo moderno ha sviluppato al massimo grado.
L’uomo paleo indiano, discendente diretto di quello Atlantico, aveva ancora molto vicino il collegamento diretto con il mondo sovrasensibile intrinseco all’uomo atlantideo.
Questa vicinanza gli faceva innanzitutto percepire la “irrealtà” della fisicità, che chiamavano maya, ma soprattutto gli faceva desiderare ininterrottamente, un ritorno verso le proprie origini.
E’ da questo che nasce lo Yoga, un riunirsi all’origine.

Yoga infatti significa unire. Attualmente potremmo utilizzare meglio come traduzione la parola aggiogare, jug-giogo.
Nell’uomo la memoria eterica risiede alla base della colonna e negli uomini antichi, la sua risalita nella colonna era un processo semplice e non pericoloso ma che necessitava della presenza di un maestro, iniziato e dunque chiaroveggente, che potesse indicare la strada al discepolo.

Così nacque lo Yoga.

In ogni chakra c’è un pezzo di questa memoria, un pezzo in dotazione ed un pezzo da riattivare.
In ogni chakra fluiscono correnti eteriche, correnti di memoria.  I chakra sono i raccoglitori e gli smistatori di queste memorie.
Risalire lungo queste memorie significa possedere la conoscenza.
Per un uomo del Paleo-Indiano debitamente protetto e seguito da un iniziato-rishi, questo era un percorso di ricongiungimento. L’espressione andare al settimo cieloindica proprio questo percorso.
L’illuminazione indica proprio il raggiungimento della Conoscenza dopo aver effettuato questo percorso
Quando il discepolo giungeva al sesto cielo Ajna chakra aveva la visione del paramahatman, il suo Sé superiore,  e da quel momento entrava in quello che veniva chiamato Samādhi.
Ancora esiste un leggerissimo velo fra questo centro e il Sahasrāra (alla sommità del capo), che è il centro più alto.
Dopo ventun giorni in Samādhi quel velo si alzava permettendo al discepolo l’incontro col Logos, la Conoscenza suprema.

Per un uomo dove le forze del pensare erano ancora scarse e la libertà di azione ancora molto lontana questo significava quanto di meglio potesse accadere in una vita e questo significava “liberazione” dal quel velo che impediva il ricontatto con l’origine.
Ecco perché per migliaia di anni la materia è stata considerata una illusione. La parola che traduce questo concetto è maya.
Ora la materia, non possiamo più considerarla “illusione” in quei termini.
Maya per noi deve significare il mezzo con cui lo spirito si manifesta e chiede di essere trovato.
E questo non può più avvenire con i mezzi di cui abbiamo parlato pocanzi

Essendo l’uomo dotato di una capacità di pensiero eccezionale, la conoscenza deve avvenire nella materia. Ecco il senso della rivoluzione scientifica.
La scienza studia la materia ed il suo comportamento sin nei più piccoli dettagli per carpirne i segreti.
Solo se so come si smonta una cosa posso anche rimontarla.
Ecco perché l’uomo sta smontando i fenomeni fino nel più piccolo.
Ecco perché è pieno di studi, di leggi, di teorie che si evolvono, si smentiscono e si ricostruiscono continuamente.
L’uomo con le forze del pensare sta scoprendo i segreti della creazione.
Ed è esattamente questo il percorso che deve fare l’uomo attuale.
E deve fare questo percorso per diventare padrone della capacità creativa insita in lui.
Riscoprire come si creano le cose, la materia, se stesso.
Ed a questo risultato la fisica quantistica è la meravigliosa risposta umana di questa epoca.

Il dualismo onda-particella è l’incantesimo che l’uomo sta disincantando.

Quando tutti i segreti saranno stati svelati dalla libera intelligenza umana grazie alle forze di un pensare chiaro, l’uomo sarà pronto per diventare co-Creatore della futura evoluzione. E lo farà non per imitazione, non come zavorra, non come discepolo pieno di precetti a cui obbedire.
Lo farà nella stessa pienezza da cui origina, solo che lo farà in piena Consapevolezza di essere la stessa cosa che ha dato vita a queste sue capacità.
Le capacità che divengono autocoscienti di se stesse.

Un discorso Enorme questo.

Potremmo dire che la fisica quantistica quando parla del dualismo onda e particella sta parlando in altri termini del dualismo spirito-materia tanto evidente per l’uomo antico e tanto innominabile per l’uomo moderno, Quando dunque scellerate scuole dicono che la risalita della Kundalini è il primo obiettivo dello Yogi è un grande errore per l’uomo moderno.

L’uomo attuale deve percorrere una via diversa. L’uomo deve raggiungere la consapevolezza della sua capacità creatrice che è la stessa che lo ha messo su questa terra.
Ma non solo la stessa perché ha la stessa natura, e’ proprio Lei.
E tutto questo può avvenire solo grazie alla via della conoscenza, dell’impegno quotidiano del proprio agire sostenuto dalle potenti forze di un IO libero dall’ego. Un io cioè libero da tutte le forme egoiche che possiamo sintetizzare col termine di anima.
L’anima può vivere e sostenere le forme di tutti gli ego incontrollati che siamo ed abbiamo intorno e dunque soggiacere a brame, desideri, impulsi, in maniera incontrollata. O può farsi tramite tra la percezione dei sensi e la necessità di spiegare l’origine di quanto percepisce come scaturigine di un Pensiero Creatore che chiamiamo Logos.

Un IO che possiamo intravedere in quella che chiamiamo autocoscienza o coscienza di se e che possiede solo l’essere umano, essendo evidente che un animale o una pianta non sanno di essere tali. Per averne prova basta mettere un animale qualsiasi davanti allo specchio e vedere che non si riconoscerà, al contrario di Narciso che subito si riconobbe nello specchio d’acqua, tanto da innamorarsi di se.

L’uomo di oggi

Massimo Scaligero, antroposofo d’eccezionale levatura che ha continuato attivamente la via del pensiero libero dai sensiportata all’umanità da Rudolf Steiner, spiega infatti che oggi il processo deve essere inverso:
il nucleo conoscitivo “illuminante” della Kundalini, corrente astrale-eterica o animico-mnemonica-vitale va dominata dalla cerebralità, dal pensiero.
Ne consegue che il risveglio spirituale dell’uomo non è più ascensionale, ma discende dall’alto dalle forze del pensare e compenetra il corpo.
Molti maestri Yogi contemporanei hanno esposto chiaramente questa inversione. Sri Aurobindo fu il primo dei grandi maestri che hanno portato lo Yoga in Occidente tra il XIX e il XX secolo, a concepire il necessario cambiamento dello Yoga come strumento volto a spiritualizzare la carne e non più a reprimerla come era stato nel passato e come lo stesso messaggio del Buddismo era ovviamente portatore visti i tempi in cui il Buddha si è incarnato.

Sri Aurobindo dice infatti che il vecchio “percorso di ascensione” prevede un allontanamento dal corpo da parte dello spirito, mentre la discesa è la “spiritualizzazione della materia” da parte del pensare.

Non dunque una fuga nella “Pace eterna”, ma la trasformazione attiva umana della vita e della materia.
Non quindi Samādhi incosciente, estasi (dal latino ex-stare, stare fuori), ma lo stare nel corpo e percepirne l’origine e l’essenza spirituale-creatrice. Non più dominare la materia riconoscerla come espressione necessaria dello spirito, il suo modo di farsi percepire dai sensi per ri-trasformarla in ciò che è realmente: Spirito. Particella-onda.

La Materia come il “laboratorio” dove lo spirito manifesta se stesso ed elabora un uomo superiore della stessa levatura di quella forza Creatrice che è in ogni espressione del creato, dalla più piccola particella elementare minerale, sino alla immensità della espressione del Regno Umano. Per raggiungere la “trasformazione della materia” di cui parla Aurobindo non serve trascendere la propria individualità.

Scrive Aurobindo in La vita divina: “L’anima, come ha un passato preumano, ha anche un futuro sovraumano”. Ascendere al mondo spirituale, ottenere il Nirvana fuori dal corpo è per Aurobindo una via incompleta, anacronostica e pericolosa.
Per questo Aurobindo parla di “Yoga integrale”, uno Yoga che non lavora nell’anima tralasciando, o meglio, reprimendo il corpo.

In questa ottica secondo Rudolf Steiner le tecniche del Prāṇāyāma così come sono state concepite non sono più adeguate per l’uomo contemporaneo

Massimo Scaligero chiarisce molto bene il perché.
Nel libro “Yoga, meditazione, magia”sostiene che il processo è inverso a quanto letto in Vivekananda, “Nel trasferire la coscienza al corpo eterico, egli sperimenta una dinamica del respiro polarmente opposta a quella propria al respiro fisico: perciò egli sa che nessuna tecnica del respiro fisico può condurlo a tale mutamento qualitativo”.
Poco dopo scrive: “Il respiro spirituale infatti si realizza nella misura in cui l’uomo vince in sé l’egoismo (le pulsioni dell’anima legata esclusivamente alla soddisfazione dei sensi n.d.r).
I cercatori moderni vengono facilmente persuasi dalle tecniche respiratorie orientali: le trovano rispondenti all’attuale esigenza di concretezza, in quanto sembrano collegare immediatamente il mentale con il fisico.
In realtà essendo il mentale normalmente condizionato dal fisico, il processo rimane al livello in cui si svolge, meramente fisico”.

In sostanza: “l’uomo modernonon può padroneggiare il respiro, in quanto non lo percepisce: percepisce di esso soltanto la meccanica forma sensibilee crede di poter agire mediante questa.

ll prāṇāyāma oggi è realizzabile solo come una parodia, al livello sensibile. Tali tecniche, usate dall’uomo moderno, producono un effetto opposto al senso per cui nacquero, in quanto tendono a carpire un supplemento di vita all’aria che è inverso a ciò che una riconquista della respirazione spirituale esige conseguire. Nell’uomo, l’anidride carbonica trattenuta è causa di malattia e di morte, ma è parimenti la possibilità di una più profonda vita dello Spirito. Il mutamento della qualità del respiro è segno del superamento di un limite fisico all’attività interiore: ma non è una tecnica respiratoria, bensì la conseguenza di un’alchimia interiore, che non si apprende da tradizioni o da testi, bensì dalla possibilità di sperimentare l’attuale pensiero razionale svincolato dai sensi o dal supporto cerebrale.
Occorre liberarsi della grossolana idea che mediante la respirazione si attinga il Sovrasensibile. Ciò era possibile un tempo ad asceti costituzionalmente diversi”.

Nelle parole di Scaligero tuttavia scorgiamo un percorso ascetico che passa per il respiro ma chiarisce che questo percorso si può intraprendere solo per vie occulte.
Dice infatti: “L’opera di mutamento della natura umana mediante il respiro è ciò che dagli alchimisti viene designato come Pietra Filosofale. L’anidride carbonica che normalmente uccide la vita è ciò mediante cui l’iniziato edifica la vita corporea dello Spirito“. Gli antichi iniziati nelle scuole misteriche, “abbassando il tono del loro organismo, delle funzioni corporee” arrivavano a percepire la loro anima come parte del mondo spirituale liberandosi di quella parte che era ad esclusivo quanto sterile uso della soddisfazione dei sensi.

Per l’uomo contemporaneo questa strada è preclusa anche a causa dello sviluppo dell’organismo fisico. Dunque attenzione perché oltre ai rischi intrinseci, percorrere oggi la via del Pranayama tiene l’uomo legato alla materia invece che spiritualizzarla.

A contribuire a questo fraintendimento della via Yoga fu la degenerazione New Age nata con la beat generation ed il consumo di allucinogeni.
La sostanza portava infatti ad una l’apertura forzata di canali spirituali permettendo una visione di una realtà spirituale dei mondi sovra-sensibili, sovra-materici senza averne alcuna preparazione.
Solo una libera scelta che conduce alla sana ricerca del sovra sensibile può portare gradualmente a raggiungere con le facoltà del pensare la parte “onda” come alter ego della parte materia.
L’essere catapultati grazie ad una “sostanza” in grado portare al primo gradino della realtà spirituale fece accedere e diffondere superficialmente a uomini non pronti aspetti così profondi ed occulti.
Il desiderio intrinseco in ogni essere umano di ri-trovare il senso del nostro stare qui, trovava una risposta nel consumo di sostanze come l’LSD e produceva e produce tutt’ora figure affascinati di ”maestri” e la diffusione di conoscenze che senza una adeguata preparazione oltre a diventare dogma, contribuiscono molto a fuorviare l’uomo occidentale a ritardarne il suo riconoscimento spirituale .

Il ruolo del Guru-Maestro

Importante perno su cui poggiava lo Yoga era il rapporto di mediazione tra Guru e discepolo in un rapporto di dipendenza assoluta. Purtroppo questo ancora avviene.
Steiner a proposito disse che mentre nello Yoga il discepolo si rifugia in tutto e per tutto nella figura del Guru, suo veicolo per il divino, nel cristianesimo il Guru non è il maestro di volta in volta incontrato ma è lo stesso per ogni discepolo e questo maestro è il Cristo.
Tuttavia anche nel cristianesimo tradizionale il discepolo necessita di un maestro in carne ed ossa che lo conduca a sua volta al Cristo
Solo nella via rosicruciana il Maestro non è più la guida, bensì un consigliere-amico del discepolo che lo aiuta a muoversi liberamente sulle sue gambe nella sua ricerca.
Potremmo dire che il “movimento rosicruciano” sia stato il precursore di una modalità che dovrà sempre più caratterizzare il percorso spirituale moderno.
Su questa stessa onda i grandi maestri indiani contemporanei hanno sempre spinto i discepoli a camminare con le loro gambe.

Sri Aurobindo scriveva: “Il maestro dello Yoga integrale seguirà dunque come potrà il metodo del maestro interiore. Cercherà di svegliare piuttosto che di istruire; fornirà un aiuto che sarà un mezzo pratico piuttosto che una formula imperativa. L’esempio è più potente dell’insegnamento; più il maestro è grande, tanto meno deve rappresentare per il discepolo l’istruttore, e tanto più deve essere per lui una Presenza che diffonde la luce, la potenza, la purezza e la beatitudine”.

Jiddu Krishnamurti anche, quasi contemporaneo di Steiner e con il quale ebbe ad incontrarsi, fu esempio plateale di rifiuto del ruolo di Guru, queste le sue parole:
Non ascoltate nessuno, diceva, compreso chi vi parla, perché siete facilmente influenzabili, perché tutti desiderate qualcosa… è facile prendervi nella rete. Perciò non c’è bisogno di andare in India, o in un monastero buddhista o Zen, a meditare, a cercare un maestro; perché se sapete guardare, tutto è in voi“.

Rudolf Steiner in una conferenza riportata nel libro Polarità fra Oriente e Occidentesostiene la necessità che i maestri contemporanei vivano nel mondo, non separati-eremiti. “Le vie antiche dell’ascesi e dello Yoga, sostiene Steiner, toglievano invece l’uomo dalla vita”.
Ma Steiner quando parlava di Yoga, si riferiva allo Yoga antico.

Lo Yoga nella sua evoluzione se compenetrato dalle forze del pensare che governano quelle del sentire acquista una potenzialità molto più affine al senso evolutivo dell’uomo occidentale dell’epoca moderna.

Satyananda Saraswati, Ramana Maharishi, Sri Aurobindo, Krishnamurti e gran parte dei grandi maestri vissuti negli ultimi secoli operarono in mezzo agli uomini e stimolarono le forze di libertà del pensare.
Lo Yoga oggi è più che mai attuale solo se si coglie l’aiuto che attraverso il corpo si muove verso le forze del pensare. Lo yoga è un sistema di vita, non una pratica ginnica o magica. Si fa Yoga in ogni momento della giornata e ci accompagna anche nel sonno.

Lo Yoga avviene mentre si cammina, mentre si parla, si studia, si lavora, si cucina; è un modo di captare lo spirito e scoprire che siamo particella si, ma anche onda e che lo siamo contemporaneamente.
Ecco cosa significa unione quando si dice che yoga ha questo significaato. Ed ecco cosa signiifica Jug quando si ascrive a questa parola la traduzione di “giogo”, L’uomo aggioga le forze dell’anima e del corpo per unificarsi finalmente grazie al sano e chiaro pensare nello Spirito.
Le forze del pensare le troviamo nell’equilibrare le forze di separazione e dualità che sempre vivono nella nostra relazione col mondo, non appena al mattino apriamo gli occhi.

E queste forze sono quelle dell’Ha-Ta (hata Yoga non a caso..).
Dove ha significa Sole ed ta significa Luna e dove queste simbolicamente indicano gli opposti delle cose e la necessità che siano sempre in equilibrio perché giorno non esiste senza notte e questo equilibrio è nelle mani dell’Uomo che è a rischio di perderlo in ogni secondo della sua giornata se permette che una delle due forze prevalga sull’altra.
Queste forze lo Yoga le chiama anche Ida e Pingala, l’antroposofia Lucifero ed Arimane, la fisica quantistica onda e particella.

Ma noi nella lemniscata che forma il cadere da una parte o dall’altra ed il ritorno in equilibrio al centro rivediamo il percorso della risalita della Kundalini lungo la colonna vertebrale ed attorno ai chackra, i serbatoi della memoria umana ai diversi gradi di consapevolezza, da quella fisico corporea del primo chakra a quella spirituale del settimo o come direbbe Steiner il contrario parlando di primo chakra come del chakra della corona.

Ma rivediamo il cadere tra le due forze ostacolartici di Lucifero ed Arimane e la spinta a riequilibrarle in un percorso evolutivo che è sempre di aumento di conoscenza e dunque di coscienza. E vediamo come questo possa avvenire solo in senso evolutivo e come da una coscienza e conoscenza basica l’uomo possa accedere inesorabilmente a vette più alte fino a che di tappa in tappa, cioè di chakra in chakra che possiamo anche chiamare di grado coscienziale in grado coscienziale, l’uomo costruisce la sua verticalità, rappresentata dalla colonna vertebrale o dal canale Sushumna e mettere in collegamento la parte particella con quella onda.

Il tutto su un libero percorso di conoscenza svolto con le sole uniche forze del pensare libero dai sensi.

Vivere secondo lo Yoga oggi corrisponde ad avvicinarsi all’Io, ovvero a quel Tizio (come lo chiama Steiner) che sta dietro ogni nostro agire, il regista nascosto di ogni nostra azione ed incontrare quel Tizio significa incontrare il Cristo in noi.
L’evoluzione dell’uomo moderno deve dunque passare per il pensiero e non può più rifarsi alle antiche vie orientali ancorate alle sole forze del sentire.

Scritto da Christina 

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